domenica 30 luglio 2006

Scoperchiato il palasport

PELLESTRINA La struttura, nuova di zecca, deve essere ancora inaugurata

 

Il fortunale di venerdì sera, si è abbattuto con estrema violenza anche su Pellestrina . Momenti di terrore in alcune abitazioni, che hanno riportato danni sui tetti, giardini distrutti, abitazioni ed imbarcazioni ancorate alla riva, allagate dalla pioggia e dalle onde della laguna. Il bilancio alla fine comunque non è stato disastroso, poiché non vi sono stati danni su persone. Numerosi alberi, per lo più tamerici, sono caduti, soprattutto nella zona verde dinnanzi il campo sportivo di S.Pietro in Volta e nel parchetto di fronte. Un altro grosso albero sul spartitraffico in sestier Scarpa, mentre grossi rami spezzati si sono trovati dappertutto: nelle aiuole di piazzale Zendrini e nel camminamento del murazzo, nelle zone verdi dell'area Piovini, e nella cavana di S.Pietro. Divelte alcune recinzioni di privati, mentre nel palazzetto dello sport a Portosecco, nuovo di zecca, ancora da inaugurare, il vento ha letteralmente strappato la guaina che ricopriva il tetto. Subito è intervenuto il gruppo di protezione civile dell'isola, che ha messo in sicurezza le zone più pericolose. Un grosso ramo spezzato è stato asportato anche dal giardino della scuola Zendrini, dove doveva avvenire l'inaugurazione delle mostre per la festa della Madonna dell'Apparizione.

Annalisa Vianello


 

Una mostra sulla carità per la festa della Madonna dell'Apparizione

È stata inaugurata ieri mattina, nelle stanze della scuola elementare Zendrini a Pellestrina , la mostra "L'incantevole Carità", che segna l'apertura dei festeggiamenti per la ricorrenza della Madonna dell'Apparizione. E, per la festa più sentita dell'isola, devotissima all'avvenimento legato all'apparizione mariana, avvenuta il 4 agosto 1716 ad un umile adolescente del posto, Natalino Scarpa De Muti, in un contesto storico segnato dalla guerra tra Venezia (che dopo l'apparizione risulterà vincitrice) e l'impero Ottomano, anche quest'anno, come ormai è consuetudine, il "Comitato Festeggiamenti" ha proposto una mostra molto legata allo spirituale. Il filo conduttore è la carità: quella di San Camillo De Lellis, protettore degli ammalati, dell'Unitalsi, che ogni anno porta centinaia di volontari a Lourdes, e di Padre Olinto Marella, pellestrinotto in odore di santità. E come appendici, un'esposizione fotografica dei cent'anni di calcio della squadra del Pellestrina , il cui fondatore fu proprio don Olinto Marella, un'esposizione di merletti realizzati con il tombolo, e per ultimo, una serie di fotografie sulle tegnue. La festa dell'Apparizione, a differenza delle numerose sagre che si susseguono nell'isola durante l'estate, è molto più legata all'aspetto sacro, anche se il calendario degli appuntamenti sportivi e goderecci è assai nutrito. Ecco il programma. 1 agosto: alle 21, piazza Ognissanti, filmato sulle tegnue; il 2, alle ore 19, pellegrinaggio da S.Maria del Mare alla casa natale di Natalino Scarpa de Muti, fino alla chiesa di Ognissanti; il 3, alle 18 semifinali di calcetto e ping pong; alle 21 "La bella e la Bestia", rappresentazione teatrale dei bambini della scuola Zendrini, e alle 23 musica e balli con il dj Davide Gavagnini; il 4, alle 11, messa solenne presieduta dal vescovo di Chioggia monsignor Angelo Daniel. Alle 18, regata su caorline, alle 19, finali del torneo di calcetto e ping pong. Alle 21, concerto dei Formula Tre; il 5, alle 17, torneo di calcio e pallavolo, e dimostrazione su kajak, alle 18 regata su mascarete, alle 21 ballo con l'orchestra "Marco e il Clan", alle 22 premiazioni dei tornei; il 6 alle 11 liturgia solenne, alle 16 regata comunale dei giovani su pupparini, alle 17 regata delle donne su mascarete e alle 18, regata dei campioni su pupparini, alle 21 serata danzante con il gruppo "Nuova origine", alle 23.30 lotteria, alle 24 spettacolo pirotecnico. Tutte le manifestazioni si svolgeranno in piazza Ognissanti, poiché il santuario dell'Apparizione e il relativo piazzale non sono agibili. Durante i festeggiamenti funzionerà uno stand gastronomico che offrirà piatti tipici locali. La mostra rimarrà aperta sino a domenica 6, con i seguenti orari: sabato, domenica e il 4 agosto, 9.30-12.30 e 18.30-23.00, giorni feriali: 18.30-23.00. Sarà attivo un servizio di visita guidata. Per ulteriori informazioni si può visitare il sito www.comitato-apparizione.it.

Annalisa Vianello

sabato 29 luglio 2006

La Cavana: «Siamo pronti a comprare le panne Boston»

LE REAZIONI Cauto ottimismo tra tutti i partecipanti dell’incontro convocato dal prefetto Nardone per trovare una soluzione al problema suscitato dalla Regione

Il presidente Zoggia: «Questo impegno dei pescatori di Pellestrina è un segnale importante di attenzione verso l’ambiente»

 

«Speriamo lunedì». Il presidente regionale di Federcoopesca, Enzo Fornaro, è stato molto cauto nel commentare l'esito della riunione convocata dal prefetto, Guido Nardone, ma ha pure lasciato trasparire un certo ottimismo, che si è colto anche nelle parole degli altri partecipanti alla riunione. Al vertice erano presenti anche Antonio Gottardo (Lega pesca), Giorgio Vidal (pescatori Burano), la presidente del Consorzio La Cavana, Gina Tiozzo, il presidente della Provincia, Davide Zoggia, col presidente e il direttore del Gral (braccio operativo della Provincia per la pesca), Dino Lazzarotto e Giuseppe Chiaia.

«Una riunione molto serena - ha raccontato Gina Tiozzo - grazie anche al prefetto che ha riconosciuto l'esistenza di un problema sociale al quale va data soluzione». La Cavana, ha confermato Gina Tiozzo, ha già ordinato in America le famose "panne Boston", al prezzo di circa 300 milioni di euro, e questo atto di buona volontà dovrebbe spingere il ministero dell'Ambiente a concedere, magari con qualche prescrizione, la pesca nella Marotta.

Toccherà proprio a Gina Tiozzo, stamane, l'ingrato compito di informare i pescatori, che già credevano da lunedì di tornare a pescare, del niet della Regione e delle trattative in corso col ministero dell'Ambiente, ma la presidente della Cavana non sembra temere reazioni incontrollabili. «Il Tombolino - ha spiegato - non l'avevamo chiesto noi: volevamo la Marotta, e stiamo per ottenerla. Questa volta - ha infatti aggiunto - grazie al prefetto, ma anche alla buona volontà del presidente Zoggia, vedo una concretezza diversa, che mi fa essere fiduciosa».

Moderatamente ottimista anche Zoggia. «Non mi fido più a dire che andremo certamente in porto - ha commentato - ma la strada mi pare percorribile, Mascazzini punta molto sulle panne, e l'impegno dei caparozzolanti di Pellestrina a comprarle loro è un segnale importante di attenzione a certe problematiche ambientali. Da parte di tutti - ha aggiunto Zoggia - c'è la consapevolezza che la pesca è ormai un problema anche di ordine sociale».

Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il presidente del consiglio comunale di Venezia, Renato Boraso (Fi), augurandosi che il ministero dell'Ambiente consenta la pesca nella Marotta. «È evidente - ha scritto - che non si può andare avanti in questo modo, e che questi nostri cittadini, nonché responsabili di aziende e dipendenti, hanno il diritto di lavorare».

S.T.

Caparozzolanti, la Regione boccia la Provincia

Il Tombolino non è classificato dal punto di vista igienico-sanitario, il prefetto Nardone propone l’area Marotta

 

Sul fronte della pesca ieri si è vissuta un'altra giornata di passione, però tutta consumata nelle felpate stanze della Prefettura e non in laguna. Per tutto il giorno i pescatori sono anzi rimasti all'oscuro di quanto stava avvenendo, perché altrimenti li avremmo già rivisti in Bacino San Marco, e non è detto che ciò non avvenga oggi.

Il fatto è che ieri mattina la Regione ha bocciato di brutto la determinazione della Provincia che consentiva ai caparozzolanti di Pellestrina di andare a pescare nel Tombolino, e che il giorno prima aveva posto fine alla protesta dei vongolari che avevano bloccato il traffico a Mestre e poi avevano occupato con le loro vibranti il Bacino San Marco.

I pescatori chiedevano di poter lavorare, ma il Tombolino (tra il ramo sud del Melison e il Canale che va a San Leonardo) non è classificato dal punto di vista igienico sanitario, e l'altroieri il problema era stato aggirato con due ordinanze dei sindaci di Mira e di Venezia, sotto la cui competenza ricade l'area, che per ragioni di ordine pubblico avevano dichiarato temporaneamente idonea alla molluschicoltura la zona.

Ieri mattina sull'accordo è calata la mannaia della Regione, sotto forma di una diffida ai servizi veterinari delle Ulss di Venezia e Dolo - Mirano inviata da Giovanni Vincenzi, dirigente del Segretariato regionale Sanità e Sociale. «Si raccomanda alle SS.LL - il testo - la necessità che vengano adottate tutte le misure indispensabili atte a impedire l'immissione sul mercato di "vongole veraci" provenienti da aree non classificate». La pesca nell'area del Tombolino, ha aggiunto, «risulta non ammissibile».

Visto quanto accaduto l'altroieri, il prefetto, Guido Nardone, non ha perso un minuto a convocare una riunione con i vertici delle organizzazioni dei pescatori e con la Provincia, vertice che si è concluso verso sera con una possibile alternativa di pesca, finora inutilmente molto ambita dai caparozzolanti: la Marotta. Un'area di 100 ettari tra il Canale dei Petroli e il Canale Fisolo, idonea dal punto di vista igienico sanitario e ricca di vongole, ma vietata dal ministero dell'Ambiente per l'alto rischio di perdita dei sedimenti dovuta alla pesca con le vibranti.

Sembra, infatti, che il direttore generale del Ministero, Gianfranco Mascazzini, sia stato convinto a revocare il divieto a fronte dell'impegno, già ufficializzato dai caparozzolanti di Pellestrina , di comprare loro negli Stati Uniti le cosiddette "panne Boston" necessarie per ricatturare il sedimento disperso dalla pesca. Lunedì la risposta ufficiale, nel giorno in cui, invece, i pescatori credevano di poter andare a lavorare al Tombolino. Spetterà alla presidente del Consorzio La Cavana, Gina Tiozzo, il difficile compito, oggi, di informarli della situazione e di tenerli a freno.

Silvio Testa

venerdì 28 luglio 2006

Eliminatorie a Pellestrina

Svolte ieri pomeriggio le batterie per assegnare i ruoli relativi alla regata di Pellestrina , di domenica 6 agosto: categorie Giovanissimi e Uomini su pupparini a due remi, Donne su mascarete a due remi. I giovanissimi si sono dati battaglia solo per stabilire chi farà da riserva, toccata a Mattia Vianello e Nicola Vianello). La batteria è stata vinta da Samuele Busetto e Alessandro Pompeo, che gareggeranno assieme a Mattia Baldin e Dario Massaro, Alessandro Fongher e Alvise Scarpa, Alessandro Iobbi e Matteo Enzo, Francesco Lazzarini e Alberto Berton, Andrea Maggiolo e Tobia Barina Silvestri, Tobia Pagan e Marco Visconti, Tobia Paties e Davide Bonapersona, Simone Schiavo e Daniele Pinton.Due le batterie per le donne e diritto di ruolo per Elena Costantini e Mariangela Vio, vincitrici della scorsa regata di Pellestrina . Prime delle eliminatorie: Gloria Rogliani e Debora Scarpa; Valentina Tosi e Germana Zanella. A seguire, a Pellestrina ci saranno Cristina Montin e Romina Catanzaro, Rossana Scarpa e Erika Lamparelli, Maela Zancan e Vally Zanella, Maika Busato e Martina Vianello, Anna Campagnari e Erika Zane, Nausicaa Cimarosto e Rossana Nardo; riserva: Gabriella Lazzari e Elisabetta Martini.

Gli uomini si sono affrontati in tre batterie. Assenti Gianpaolo D'Este e Ivo Redolfi Tezzat, vincitori della scorsa edizione ma messi fuori ruolo per somma di richiami, le eliminatorie sono state dominate da Loris Tagliapietra e Maurizio Rossi, Rudi Vignotto e Igor Vignotto, Roberto Angelin e Gaetano Bregantin. Con queste tre coppie si sfideranno Guglielmo Marzi e Tiberio Sabbadin, Renzo Savoldello e Luca Ballarin, Franco Dei Rossi e Diego Seno, Pierfrancesco Marchesini e Marino Massaro, Andrea Bertoldini e Martino Vianello, Gianni Busetto e Roberto Busetto. Riserva come migliori quarti delle batterie: Fabio Zane e Sandro Tagliapietra.

Intanto, in merito alla Regata del Redentore, La Commissione Tecnica ha respinto il ricorso presentato da Rudy e Igor Vignotto, considerando che durante tutta la regata non vi sono state da parte di Gianpaolo D'Este e Ivo Redolfi Tezzat azioni tali da recare danno ai ricorrenti. I Vignotto sono ricorsi in appello.

Tullio Cardona

Sessanta pescherecci invadono il Bacino

I VONGOLARI IN LAGUNA

 


Le prime "vibranti" sono arrivate in Bacino San Marco verso le 17. Le barche con le quali i pescatori di Pellestrina raccolgono i "caparozzoli" in laguna erano oltre 60, e venivano dal Canale Brentella di Porto Marghera dove erano state ormeggiate fin dal primo mattino in attesa che la Provincia rilasciasse un permesso per pescare le vongole in un'area della laguna. Dopo aver manifestato anche su via della Libertà, bloccando il traffico, i pescatori hanno puntato sul palcoscenico più grande: il cuore di Venezia. Per un po' le barche hanno girato su e giù per il Bacino, poi si sono dirette verso l'imbocco del Canal Grande, ormeggiandosi in Punta della Dogana, vicino alla Salute. La navigazione non è stata bloccata perché i pescatori hanno lasciato libera almeno metà della sezione del Canal Grande, ma la tensione, sottolineata dal continuo suonare delle sirene di bordo e da alti getti d'acqua, era palpabile.«Se non arriva l'ordinanza - ha chiaramente minacciato un pescatore - occupiamo il Canal Grande: a bordo abbiamo ferri e coltelli, siamo sicuri come a casa nostra, non ci può mandare via nessuno». A sorvegliare la protesta, un ampio spiegamento di forze dell'ordine, ma finanzieri, carabinieri, poliziotti, vigili non hanno avuto ragione di intervenire: la manifestazione, infatti, si è mantenuta nei suoi limiti diventando anzi un'ennesima occasione di attrazione turistica. Sui vaporetti, infatti, i "foresti" si sporgevano per fotografare i pescatori, molti a torso nudo e tatuati, mentre i motoscafi con comitive di giapponesi e i gondolieri continuavano a passare come niente fosse. I pescatori, sempre più accaldati, sempre più stanchi (in barca dalle 6 del mattino) e tesi, hanno aspettato l'esito delle trattative in corso in Provincia, conclusesi con l'attesa concessione di un'area da pesca. «È stato un attacco criminale», ha duramente polemizzato l'assessore provinciale alla Pesca, Luigi Solimini. «Solimini si deve dimettere: la sua incompetenza ha portato i pescatori all'esasperazione», ha replicato la presidente del Consorzio dei pescatori pellestrinotti La Cavana, Gina Tiozzo "Semolante".

L'accordo non ha soddisfatto del tutto i caparozzolanti, ma dopo una animata assemblea in Campo alla Salute, i pescatori hanno comunque levato gli ormeggi e sono tornati a Pellestrina .

Silvio Testa

Accordo sul Tombolino ma la rabbia rimane

I pescatori dovranno turnarsi su 30 ettari di laguna, al massimo 60 chili al giorno: «Xe poco, xe niente»

 


I pescatori volevano Marotta e Tombolino, e hanno avuto solo il secondo, ma già da oggi potranno tornare a pescare per 45 giorni. Una boccata d'ossigeno, in attesa che Magistrato alle Acque, Regione, Provincia, sblocchino altre aree per dei periodi emergenziali di pesca gestita che accompagnino i caparozzolanti nel trapasso verso l'allevamento.

Il clima è tesissimo, e se la Provincia accusa i pescatori di «attacchi criminali», i caparozzolanti replicano chiedendo la testa dell'assessore alla Pesca, Luigi Solimini, e del direttore del Gral (il braccio operativo della Provincia per la pesca), Roberto Chiaia. «Dilettanti allo sbaraglio», ha accusato la presidente del Consorzio La Cavana, Gina Tiozzo, affermando che la colpa della protesta dei pescatori è solo loro. «È da 8 giorni - ha sostenuto la Tiozzo - che stiamo cercando di affrontare questo problema, e se si è risolto solo ora è per la manifesta incapacità di Chiaia e Solimini, che hanno portato la categoria all'esasperazione, e che ora si devono dimettere».

Per la pesca emergenziale, la Provincia aveva assegnato ai caparozzolanti di Pellestrina l'area di "Sottoventi", tra il Canale dei Petroli e il ramo sud del Melison, risultata poi poco produttiva perche tappezzata di alghe. I pescatori hanno puntato alla Marotta (tra Canale dei Petroli e Canale Fisolo), classificata dal punto di vista igienico sanitario ma non concessa dal Magistrato alle Acque per il rischio di perdita di sedimento, e al Tombolino. Un'area di appena 30 ettari, tra il ramo sud del Melison e il canale che porta a San Leonardo, ricca di vongole, ma non classificata.

La caratterizzazione spetta alla Regione, ma ci vogliono 3 mesi, così ieri, anche "grazie" alla protesta, si è cercata un'altra strada: i sindaci di Mira (27 dei 30 ettari del Tombolino) e di Venezia hanno emesso due ordinanze «indifferibili e urgenti» per ragioni di ordine pubblico, dichiarando provvisoriamente l'area idonea alla molluschicoltura, sotto la sorveglianza delle Ulss, e di conseguenza la Provincia ha potuto autorizzare già da oggi la pesca.

Al Tombolino, dunque, per 5 giorni alla settimana potranno andare 40 vibranti di Pellestrina alla volta. Dato che le barche sono 93, i caparozzolanti dovranno turnarsi, lavorando dunque 3 giorni in una settimana e 2 giorni nella successiva, portando a casa 60 chilogrammi di prodotto a testa per uscita. «Xè poco, xè niente», hanno mugugnato.

In prospettiva, l'area buona è la Marotta, ma per pescare serviranno le cosiddette "panne Boston", che impediscono la dispersione dei sedimenti. Dovrebbe comprarle il Gral, ma non ha soldi. «Le abbiamo comprate noi, le affitteremo al Gral», ha annunciato in modo sarcastico Francesco Ballarin "Sgarbi", uno dei pescatori. «Vorrà dire che invece che essere tutelati noi dal Gral, saremo noi a sostenerlo», ha concluso Nicola Scarpa, consigliere della Cavana.

S.T.

Ok della Provincia: da oggi si pesca anche nel "Tombolino"

L’ACCORDO

 


(S.T.) La protesta dei caparozzolanti di Pellestrina ha origine nell'obiettivo che le autorità veneziane si sono date di accompagnare i pescatori, un po' col bastone e un po' con la carota, da una pesca di rapina a vere e proprie forme di allevamento. Negli anni ruggenti i caparozzoli erano l'oro nero della laguna, e i pescatori erano cresciuti di numero a dismisura (oggi, sono oltre 1300) mentre di pari passo la laguna si sfiancava: tornare indietro è l'unica strada sostenibile, ma a buoi scappati è impresa dura. Il passaggio all'allevamento, proposto dalla Provincia attraverso il Gral (Gestione risorse alieutiche lagunari), sembra comunque digerito dai pescatori, ma il problema è la fase transitoria, perché anche se il novellame delle vongole venisse seminato oggi, il prodotto non sarebbe commercializzabile prima di due anni. Ecco, dunque, che si devono autorizzare dei periodi emergenziali di pesca tradizionale, cosa che la Provincia ha fatto, indicando di concerto col Magistrato alle Acque due aree lagunari: una di 320 ettari attorno a Sacca Sessola, per i barchini di Chioggia; un'altra di un centinaio di ettari nei pressi del Canale dei Petroli per le "vibranti" di Pellestrina . Barche più grandi, che per pescare usano una sorta di rastrello sulla prua. La zona assegnata a Pellestrina , però, è risultata povera di prodotto, e i caparozzolanti hanno cominciato ad andare in fibrillazione. Tre giorni fa hanno pescato in un'area non autorizzata, e poi hanno chiesto la concessione di un'altra zona, confinante con la loro: si tratta del cosiddetto Tombolino, che però non è classificato dal punto di vista igienico sanitario, cosa che spetta alla Regione ma che vuole i suoi tempi (almeno 3 mesi). La tensione è salita, e la Provincia ha chiesto ai Comuni competenti, Mira e Venezia, di emettere due ordinanze, fondate su ragioni di ordine pubblico, per dichiarare temporaneamente idoneo alla molluschicoltura il Tombolino; il provvedimento doveva essere emesso ieri, e la tensione dei caparozzolanti è esplosa con manifestazioni in terraferma e a Venezia. In serata le ordinanze sono arrivate, e la Provincia ha autorizzato già da oggi e per 5 giorni alla settimana la pesca nel Tombolino, con 40 vibranti alla volta e 60 chilogrammi di pescato al giorno per persona.

Canal Grande, tensione senza incidenti

Una sessantina di imbarcazioni ha ormeggiato di fronte alla Salute. Tra gli sguardi dei turisti

 


Dopo la protesta in terraferma, i caparozzolanti pellestrinotti hanno scelto un palcoscenico che desse ancor più visibilità alla loro manifestazione: il Bacino di San Marco. Se in via della Libertà i pescatori hanno finito per bloccare più volte il traffico, nel cuore di Venezia sono stati invece più rispettosi, limitandosi a legarsi tutti "a lai" l'uno dell'altro in Punta della Dogana, lasciando almeno metà del Canal Grande libero alla navigazione. Ne è risultato qualche rallentamento, ma nessun blocco, e in sostanza nessun disagio per la città.

Gli animi, però, erano tesissimi, e se in serata non fosse arrivata la determinazione della Provincia che autorizza da oggi la pesca nel Tombolino (vedi servizio sotto), sarebbe nato il finimondo. «Blochemo el Canal, in barca gavemo feri e corteli, no' ne move nissuni», ha minacciato più di un pescatore.

Mentre i vertici del consorzio La Cavana attendevano nella sede della Provincia, a Mestre, il sospirato via libera alla pesca, almeno una sessantina di vibranti, lasciato il Canale Brentelle a Porto Marghera, ha imboccato il Canale Vittorio Emanuele, con rotta San Marco. Le prime imbarcazioni, quasi tutte blu, con le grosse ancore a poppa e gli ancor più grossi rastrelli a prua, sono cominciate ad arrivare in Bacino San Marco poco prima delle 17, con un grande spiegamento di Forze dell'Ordine: carabinieri, guardia di finanza, vigili urbani, polizia.

Si è capito subito, però, che i pescatori non avevano ancora intenzioni davvero bellicose. «Ghe metèmo un poco de pevare nel dadrìo» ha infatti spiegato chiaramente uno di loro. Le vibranti si sono limitate a evoluire per un po' in Bacino, poi ordinatamente si sono avvicinate a Punta della Dogana, legandosi alla riva. Diverse hanno calato la "rasca" (pare che anche in Bacino, infatti, ci siano i caparozzoli...), dando fiato alle sirene e lanciando con le pompe grandi getti d'acqua verso il cielo.

Attorno, la vita cittadina è andata avanti come sempre, e perfino la protesta dei caparozzolanti è diventata un'attrattiva turistica: nei vaporetti, tutti i "foresti" si sporgevano da un lato per vedere meglio e fotografare i pescatori, coi loro tatuaggi e il loro animato gesticolare. Le "carovane" dei tassisti hanno continuato a passare cariche di giapponesi, i gondolieri a imbarcare turisti come niente fosse. E infatti è stato così. «Venezia ingoia tutto», ha commentato un capitano dell'Actv facendo lo slalom tra Calle Vallaresso e la Salute.

I caparozzolanti, quali sulle barche quali a terra, hanno atteso l'esito delle trattative in corso a Mestre, in continuo contatto telefonico coi loro rappresentanti: da una parte, la presidente della Cavana, Gina Tiozzo, e il presidente regionale di Federcopesca, Enzo Fornaro, dall'altra Nicola Scarpa, a far da portavoce (e un po' da parafulmine) verso i pescatori. L'attesa non è stata lunghissima, trascorsa un po' tra rabbiose polemiche un po' tra battute e scherzi, coi pescatori a terra a bagnarsi con le pompe dei motoscafisti e a scambiarsi riflessioni coi sostituti tassisti.

Alle 19.15 è arrivato per telefono il rompete le righe: l'accordo era fatto. E pur mugugnando perché non soddisfatti fino in fondo, i pescatori hanno sciolto gli ormeggi puntando le prue a San Giorgio, e di lì a casa, a Pellestrina .

Silvio Testa

I vongolari paralizzano Venezia e Mestre

Partono in cento all’alba e sbarcano a Marghera. Poi marciano verso la sede dell’assessorato alla Pesca. Alle 13 scoppia la rivolta: traffico bloccato per ore.

La protesta parte in terraferma e si sposta in laguna. L’accordo è raggiunto sul Tombolino ma i caparozzolanti non sono soddisfatti.

 


C'è chi di primo acchito li ha presi per lavoratori extracomunitari della Fincantieri, ma quelle persone, poco più di un centinaio, che ieri mattina hanno bloccato il traffico in via della Libertà in realtà erano caparozzolanti di Pellestrina , diretti alla Vempa per manifestare contro la Provincia. Nel pomeriggio, la protesta si è spostata in pieno Bacino San Marco, dove i pescatori si sono presentati con le loro vibranti, e così sia Mestre che Venezia sono rimaste coinvolte in una giornata di grande tensione.

I pescatori con la loro protesta hanno accompagnato le trattative in corso tra l'assessore provinciale alla Pesca, Luigi Solimini, e il presidente del Gral, Dino Lazzarotto, coi loro rappresentanti, per avere l'autorizzazione a pescare nel cosiddetto Tombolino, un'area nei pressi di San Leonardo; in serata, anche grazie a due ordinanze dei sindaci di Mira e Venezia in materia di ordine pubblico, la Provincia ha dato il via libera alla pesca già da oggi, e la situazione si è sbloccata.

La lunga giornata dei pescatori è iniziata alle 6 quando in più di cento si sono imbarcati alla volta di Marghera. Di lì l'esercito infocato dei vongolari ha marciato verso la sede mestrina dell'assessorato alla Pesca, attraverso via della Libertà. Poi a partire dalle 13, insoddisfatti dell'esito della trattativa, i caparozzolanti hanno improvvisato una manifestazione, bloccando il traffico da Mestre a Venezia e viceversa, causando lunghe code e rallentamenti in entrambe le direzioni. Quindici chilometri di file verso l'autostrada e altri 5 per Venezia. La situazione si è normalizzata solo alle 16. E non sono mancati momenti di tensione che hanno visto protagonisti i ribelli, ma anche un autista, esasperato dal blocco del traffico. Le forze dell'ordine si riservano di analizzare i comportamenti dei manifestanti per rilevare eventuali irregolarità.

Nel pomeriggio poi i caparozzolanti sono andati a Venezia con le vibranti, limitandosi però a qualche evoluzione in Bacino e finendo poi per ormeggiarsi in Punta della Dogana, senza bloccare il traffico in canal Grande.

LORETI, TESTA

E LAMBERTI