domenica 1 dicembre 2013

De Poli, gli affari in Olanda a Pellestrina restano i debiti

La famiglia un tempo proprietaria dello storico cantiere ha acquisito in Cina quattro navi per trasportare prodotti chimici. In Italia ha rischiato il fallimento

Nel giro di pochi giorni la«De Poli Tankers bv», la società di navigazione con sede in Olanda che fa capo alla famiglia di Pellestrina un tempo proprietaria del cantiere ora acquisito dall’Actv, ha acquistato altre quattro navi chimichiere, le prime due da 19 mila tonnellate, altre due in opzione, spendendo naturalmente decine di milioni di euro. A rivelarlo è la rivista specializzata «Trade Winds», che tra l’altro pubblica la foto dell’anziano Davino De Poli premiato il 22 novembre scorso a Londra dal dirigente del cantiere cinese al quale sono state ordinate le quattro navi. Due anni fa, un’altra rivista specializzata, aveva rivelato che la stessa società di cui è amministratore delegato Chiara De Poli, figlia di Davino, aveva aquistato l’ennesima chimichiera per 15 milioni di dollari, una nave che originariamente si chiamava «Clipper Carobe» e che poi era stata ribattezzata «Davino D.» con il nome del «patriarca» della famiglia di armatori.
Ancora una volta i De Poli dimostrano di avere capitali da investire nella loro società olandese, mentre in Italia avevano dichiarato di non avere un euro, tanto da aver scelto la strada del concordato preventivo in modo da scaricare i loro errori e la gestione fallimentare del cantiere sui creditori. Se le banche sono riuscite a recuperare almeno una parte dei crediti e la maggior parte dei dipendenti sono passati all’Actv, il nuovo proprietario degli impianti di Pellestrina, grazie all’attività del commissario Emilio Borella nominato dal Tribunale (oltre a vendere l’azienda ha messo all’asta anche le tre navi che erano in cantiere), molti artigiani e numerose piccole imprese non hanno ancora visto un soldo. Tra loro più di qualcuno ha dovuto chiudere i battenti e sospendere l’attività perché impossibilitato a pagare i dipendenti e i fornitori a causa del mancato pagamento dei lavori effettuati per i De Poli.
Prima di chiedere e ottenere il concordato preventivo dal Tribunale i De Poli non hanno pagato stipendi e Tfr ai dipendenti, che per avere quei soldi che spettavano loro hanno dovuto attendere più di un anno. Stando ai conti, il passivo del cantiere era di ben 136 milioni di euro e, alla fine, solo una piccola parte di quel debito è stata coperta. Quando lo storico cantiere dell’isola stava rischiando il fallimento, due potevano essere le strade percorribili per evitarlo, quella che i componenti della famiglia mettessero a disposizione le loro proprietà immobiliari e i loro conti in banca oppure il concordato preventivo. È stata scelta la seconda perché i De Poli sostennero di non avere un euro, mentre nel giro di pochi anni con la società olandese hanno messo in piedi una flotta di più di una decina di navi.
Giorgio Cecchetti