martedì 14 febbraio 2012

“Peocere” distrutte, nave sotto sequestro

La «Skymar» è sotto sequestro. Il giudice veneziano Silvia Bianchi ha firmato ieri il provvedimento che gli avvocati Cristiano Alessandri e Davide Vianello hanno chiesto per conto dei sette allevatori di mitili (tre sono di Chioggia, tre di Pellestrina e uno degli Alberoni) che si sono visti distruggere le «peocere» dalla nave. Il magistrato ha concesso il sequestro fino a tre milioni di euro, precisando che comunque il computo dei danni verrà fatto successivamente. I sette allevatori avevano dichiarato di aver subito danni per circa due milioni di euro ciascuno. Ora, la «Skymar» è attraccata alle banchine della «Cia» di Porto Marghera. E’ di proprietà della società di navigazione cambogiana «Hebo Shipping Limited» e il suo sequestro è stato chiesto per impedire che, svuotata la stiva, potesse ripartire senza che l’armatore avesse risarcito i danni provocati quando è entrata in porto. Se i proprietari vorranno riavere la «Skymar» dovranno dare garanzie in attesa del risarcimento. Il mezzo era rimasto in balia del mare forza otto da venerdì mattina. Il cargo si è ritrovato con il porto commerciale chiuso, nel bel mezzo della burrasca. Era ancorata nella rada di Malamocco in attesa di poter entrare a Marghera e andare a scaricare 5.400 tonnellate di sabbia silicea destinate alla lavorazione, quando - a causa delle raffiche di vento che superavano i trenta nodi - non è riuscita a mantenere la posizione. Mentre stava salpando, si è verificato un problema all'argano che serve per sollevare le ancore. Per più di 24 ore la Capitaneria di Porto, due rimorchiatori e il personale dei piloti di Venezia, ha cercato di agganciare la nave, senza però riuscirvi. Per via del tempo pessimo, non è riuscita a recuperare una delle due ancore. A quel punto è scattata la chiamata alla sala operativa della Capitaneria, che ha attivato le procedure di emergenza, mantenendo il monitoraggio continuo dell'esatta posizione del cargo. I marinai siriani ce l'hanno messa tutta, nonostante il fortissimo vento e il mare grosso, ma la nave continuava ad avvicinarsi alla condotta fognaria sottomarina a Nord della diga di Malamocco. Attorno alle 19.30 la Skymar ha tagliato la catena con l'ancora, che stava diventando un peso, per evitare danni peggiori. La nave, però, a causa della bora, ha continuato a procedere pericolosamente verso la costa (in gergo tecnico si dice "scarrocciare"), finendo nella zona vietata riservata alle coltivazioni di mitili, la cosiddetta peocèra, a un miglio e mezzo dalla diga di Chioggia. 
Giorgio Cecchetti