sabato 26 novembre 2011

Violenza in campo: «Un passo indietro»

I vertici Figc si appellano a società e famiglie

972.jpg È approdato ai vertici della Federcalcio regionale lo scontro da Far West di due settimane fa fra le formazioni juniores di Stra e Pellestrina, seguito dalla "promessa" di un secondo round nell’incontro di ritorno. Lo annuncia il delegato provinciale Ferruccio Scarpa che ha parlato della vicenda con il presidente Fiorenzo Vaccari. «In questo momento - spiega Scarpa - siamo in attesa che vengano esaminati i ricorsi e che si pronunci il giudice di secondo grado. Ma stiamo lavorando perché la questione venga riportata nei binari della normalità».
      Al momento attuale, infatti, il presidente dello Stra Riviera del Brenta ha annunciato che avrebbe rifiutato in futuro di incontrare le formazioni del Pellestrina, e già sabato scorso la squadra dei pulcini rivieraschi non si è presentata nell’isola per disputare l’incontro di campionato. «Quando ci sarà l’incontro di ritorno - prosegue il delegato provinciale della Figc - con il presidente regionale andremo a Pellestrina per cercare una riappacificazione fra le società. In questi casi peraltro colpe e responsabilità sono spesso condivise».
985.jpg       Al di là dell’episodio, però, la Federcalcio provinciale è preoccupata per l’escalation degli episodi di violenza nei campionati minori e giovanili, dentro e fuori dal campo. È di pochi giorni fa il caso di un giocatore colpito da un pugno durante l’incontro fra Meolo e San Stino del campionato Allievi. «Ne ho parlato alle società all’assemblea annuale di mercoledì - continua Scarpa - Di questo passo rischiamo di ritrovarci a giocarci le partite non più in campo ma davanti ai giudici. Sono sempre più frequenti gli episodi di violenza e i ricorsi, con il coinvolgimento di avvocati e tribunali». Cosa che, con i bilanci societari sempre più risicati, ha un peso anche in senso economico. «Oltre a tutto - insiste Scarpa - le discussioni non nascono quasi mai da incidenti di gioco ma da scontri verbali nei quali i dirigenti, ma anche i genitori e le mamme in particolare, hanno un ruolo spesso decisivo. È successo anche che alcuni familiari abbiano aspettato fuori dal campo i giocatori avversari per vendicarsi di episodi avvenuti in campo».
      Senza voler assolvere il mondo dello sport, per Scarpa il fenomeno va inquadrato in modo più ampio: «Ho l’impressione che il calcio rispecchi le tensioni in atto nella società civile, per questo non bastano iniziative come l’auto-arbitraggio nelle partite dei pulcini. È necessario che ciascuno, dai genitori ai dirigenti, faccia la propria parte per far prevalere lo sport sui campi di gioco».