martedì 21 novembre 2006

Il suicidio del 47enne pellestrinotto...


Il suicidio del 47enne
pellestrinotto M.T, avvenuto venerdì scorso nella sua casa in sestiere
Zennari, ha sollevato disagio e rabbia a
Pellestrina . I funerali si terranno stamane alle 11 nella chiesa di Ognissanti, ma in isola intanto scoppia la polemica.

M.T.
era un vongolaro, non proprietario di barca ma marinaio nel Parsifal e,
come tutta la categoria, in questi anni ha sofferto dell'avvenuta
precarietà del proprio lavoro. Ed è proprio da questa categoria, ora
sofferente, che si leva il grido d'aiuto affinchè le autorità
sblocchino la situazione. Perchè più di qualcuno in isola è dell'avviso
che M.T. abbia posto fine alla propria vita anche per questa
insicurezza lavorativa che sta preoccupando tanti altri pescatori. Per
capire il dramma che vivono oggi, bisogna partire dall'inizio. Fino a
dieci anni fa, Pellestrina era
l'isola delle meraviglie: i caparossolanti crescevano come funghi, e
guadagnavano a volte senza rispetto di regola alcuna. Piano piano, ma
inesorabilmente, le cose per loro hanno iniziato a cambiare. Prima i
controlli, sempre più numerosi e più severi da parte delle forze
dell'ordine, poi le imbarcazioni, poi il mezzo per la raccolta, e poi
la raccolta stessa. Fino ad arrivare al cambiamento estremo che è
l'insicurezza di oggi. Nel frattempo qualcuno ha ceduto e ha trovato
un'altra attività lavorativa, qualcuno ha smesso per raggiuntà età,
altri - soprattutto i giovani, quelli che non hanno fatto in tempo a
guadagnare, e che hanno mutui su mutui aperti - continuano a lottare
per riavere il lavoro alle condizioni dettate da Provincia e Gral. Ma
la situazione rimane statica. E per la categoria, oramai da due anni,
non vi è nessuna certezza se non due uscite settimanali, ferme però da
settembre.E questo affannarsi sulla ricerca di una soluzione lavorativa
avrebbe minato le già poche sicurezze di M.T., provocando le reazioni
dei pellestrinotti.«Siamo esterefatti dinnanzi a ciò che è successo -
commenta Emilia Vianello, moglie di un pescatore - e siamo convinti che
questo episodio sia accaduto proprio per la mancanza di una visione
serena del futuro».«M.T. era sempre presente alle riunioni di categoria
- racconta Alessandro Scarpa, consigliere di municipalità - perchè
voleva sapere ciò che stava accadendo. Io penso che vi siano delle
responsabilità morali da parte di chi da anni continua a parlare senza
agire».«L'avevo visto il mercoledì prima della sua morte - racconta
Pierluigi Vianello, proprietario del Parsifal, il mezzo su cui era
imbarcato M.T. - e mi aveva chiesto quando si riprendeva a pescare. Era
una persona molto introversa, che non faceva mai capire il suo stato
d'animo. Aveva paura di dare fastidio. Mi aveva anche detto che forse
da gennaio avrebbe iniziato un nuovo lavoro, in uno dei cantieri del
Mose». Addolorato anche il presidente della cooperativa Pescatori di
S.Pietro in Volta, Aldo Marmi, che non usa mezze parole nel dire che
«il Gral è un ente che non è propositivo, e che non fa nulla se non
guadagnare sul nostro lavoro». «Raccogliamo la semina con i nostri
mezzi - racconta - La seminiamo e paghiamo al Gral 9 euro a cesta. La
loro fattura dice "organizzazione e controllo pesca". Facciamo il conto
che le barche che si muovono sono 20 al giorno, le ceste 30 ogni barca,
e i giorni di raccolta 40. Quanto si intascano senza fare nulla? Noi
invece siamo allo stremo».

Annalisa Busetto