martedì 1 novembre 2016

«I sassi in volo come fogli di carta e dopo non c’erano più i murazzi»

La drammatica testimonianza di Marina Sara Mazzuccato che all’epoca aveva un bambino di un anno «I pescatori venivano a prenderci nelle case, ci hanno portato sul ferry e salvato: li ringrazierò sempre» 
 
«Cosa sono quei fogli bianchi?». La mattina del 4 novembre 1966 Marina Sara Mazzuccato, moglie del pellestrinotto Attilio Vianello, si affaccia alla finestra del primo piano della sua casetta di San Pietro in Volta e vede delle forme strane volare nell’aria. «Ho guardato bene e mi sono accorta che erano i sassi dei Murazzi, pesanti quintali, che schizzavano ovunque come fogli di carta» racconta cinquant’anni dopo «Le onde erano altissime con la cresta bianca, non c’erano più i Murazzi, ma cascate del Niagara che si riversavano sull’isola».
Negli ultimi giorni la signora ha ritrovato negli scatolini le foto di suo padre Mario che andò a prendere la figlia e il nipote Marco il giorno dopo l’«aqua granda» per portarle a Padova, la sua città natale. Dalla terraferma si era trasferita a Pellestrina per sposare nel 1964 Attilio. Dalla loro unione sarebbe nato Marco che il giorno dell’alluvione aveva solo un anno. Marina comunque le immagini di quelle foto non le ha mai dimenticate, a volte tornano all’improvviso negli incubi.
Il 4 novembre 1966 Attilio, proprietario della bottega di alimentari, si sveglia per andare a vedere in che stato è il negozio. «C’era uno scirocco fortissimo» ricorda «e la sera prima continuava a piovere, ma tanto. Non c’erano messaggi di allerta e nemmeno previsioni, quindi pensavamo si trattasse di una brutta acqua alta». Marina sente dei suoni da parata provenire da fuori. «Era il giorno dei caduti» riprende Marina «e ho visto sfilare tanti signori con le bandiere. Sembrava una scena surreale, l’acqua si stava alzando sempre di più, ma loro proseguivano con la cerimonia».
Attilio pensa che la moglie sia al sicuro in casa, ma le onde si fanno sempre più alte fino a quando l’acqua raggiunge quasi il bordo della finestra. Lei è sola con il figlio Marco. Fuori l’apocalisse, con il mare impetuoso che s’ingoia la laguna. «I pescatori hanno fatto tantissimo» ribadisce più volte «senza di loro non so come mi sarei salvata. È passata una barca che diceva con un altoparlante che bisognava evacuare. I pescatori venivano a prenderci nelle case e ci portavano sul ferry boat».
Il problema è che il vento di scirocco soffia ancora e non è facile per le barche attraccare. «Non pioveva più, ma ogni volta che la barca si avvicinava alla finestra il vento la spingeva via. Alla fine sono riuscita a salire lasciando dietro di me ogni cosa, ma quando siamo arrivati al ferry ho dovuto per montare lasciare mio figlio sulla barca che poi non riusciva più ad avvicinarsi al ferry da quanto vento c’era, ero disperata. Poi dopo molti tentativi l’ho riabbracciato e siamo stati portati al Lido, dove c’è l’imbarcadero per andare a Chioggia».
Lì la situazione è migliore, ma l’acqua arriva comunque alla cintura degli uomini. «Quando siamo scesi dal Ferry gli uomini ci hanno presi in braccio. Non c’era elettricità, né gas, i frigoriferi non funzionavano e nemmeno le linee telefoniche».
Il giorno dopo il padre parte in treno da Padova per andare a prendere figlia e nipote al Lido, mentre Attilio rimane a dare una mano nell’isola. Mario Mazzuccato porta con sé una macchina fotografica. Gli servirà per documentare il disastro inimmaginabile che gli si para davanti agli occhi. Venezia è letteralmente sventrata. Pellestrina mostra le viscere vive. La barriera di sassi è crollata come un castello di carta.
«Mio figlio Marco» ricorda «ha imparato quella volta a bere da un bicchiere perché non c’era niente, non potevamo nemmeno lavarci. Mi sono sempre chiesta che cos’abbia provato. Mi sembrava molto piccolo, ma quando siamo tornati a casa a Pellestrina ha detto pù acca, cioè più acqua». Il peggio viene scongiurato quando finalmente arriva il garbin, il libeccio, che spazza via lo scirocco, evitando che le isole vengano devastate. «I pescatori urlavano che era arrivato il garbin» ricorda «dicevano è cambiato il vento! è cambiato il vento!».
Il mare si ritrae e la collettività inizia a rialzarsi. Dopo 20 giorni Marina e Marco tornano
a casa e ritrovano Attilio, mancato otto anni fa. «Sono sempre rimasta qui a Pellestrina» afferma «da qui vedo dei tramonti meravigliosi e la laguna mi riempie di tranquillità. Ogni tanto sogno ancora quel giorno, ma non ho mai pensato di andarmene da Pellestrina».