domenica 3 gennaio 2016

Vandali nell’oasi, tagliate le barriere in legno

La Lipu invita a segnalare movimenti sospetti e lancia l’allarme per la pianta di “tortulo” 


Un tesoro prezioso, nascosto tra le dune di Pellestrina, una specie rara e delicata che rischia di scomparire se non le vengono garantite la cura e l'attenzione adeguate, dato che mal sopporta la vicinanza dell'uomo e le sue frenetiche attività. La sezione veneziana della Lipu (Lega italiana protezione uccelli), da sempre impegnata per la salvaguardia di habitat ed ecosistemi oltre che dei suoi abitatori, lancia un grido di allarme in difesa della fragilissima riserva di Ca' Roman, snodo migratorio essenziale per moltissime specie aviarie ma anche una delle trenta zone al mondo in cui cresce naturalmente il tortulo scabiosetum, pianta minacciata dall'estinzione che può sopravvivere soltanto grazie ad una combinazione favorevole di esposizione salina e ambiente protetto, garantita in passato dalle alte dune che contraddistinguevano il litorale lagunare.
«Una volta questa varietà era diffusa in tutto l'alto Adriatico», spiega Gianpaolo Pamio, responsabile di Lipu Venezia. «Il dopoguerra, però, ha portato allo sfruttamento intensivo delle zone balneari, distruggendo e spianando le protezioni naturali che custodivano questi particolari biotopi. L'oasi di Ca' Roman resiste ancora perché arrivarci è difficile: si può raggiungere solo a piedi o in bicicletta e persino gli approdi per le barche scarseggiano».
L'associazione ambientalista difende e mantiene con passione la piccola riserva, i volontari impegnati in turni costanti di sorveglianza per evitare che i nidi dei fratini e dei fraticelli, posizionati sulla sabbia, vengano distrutti o, ancora, costretti a raccogliere a mano ogni tipo di rifiuto che ingombra la spiaggia, facendo attenzione a non rimuovere i tronchi ma smaltendo vecchie boe e immondizia. La buona volontà e le contromisure del caso, però, non sono sempre sufficienti: lo scorso 28 dicembre qualcuno, armato di motosega, ha infatti tagliato le barriere in legno che impedivano l'accesso alle motociclette: «Non è la prima volta che capita», continua Pamio, «alcuni appassionati delle due ruote vorrebbero approfittare delle alte dune di sabbia per darsi al motocross, un'attività sicuramente divertente nelle piste ma impossibile da praticare in una riserva naturale. Ora, senza alcuna limitazione,
chiunque potrebbe scorrazzare all'interno dell'oasi e noi volontari siamo troppo pochi per impedirlo. Per questo chiediamo a tutti i residenti che notassero movimenti sospetti in zona di segnalare la cosa alle autorità: Ca' Roman, in fondo, è un patrimonio di tutti». Giacomo Costa