mercoledì 19 febbraio 2014

Pesca in crisi, un aiuto dai terreni demaniali

Quindici consiglieri scrivono al sindaco: «Attuare il federalismo per aiutare le cooperative lagunari»

«Sostenere la pesca lagunare in crisi. Offrendo ai pescatori aree demaniali per realizzare punti di sbarco, infrastrutture e depositi di attrezzature». Quindici consiglieri comunali hanno inviato una lettera urgente al sindaco Giorgio Orsoni, all’assessore al Patrimonio Alessandro Maggioni e al titolare della Pesca Carla Rey. Chiedono che il Comune si faccia «parte attiva» per assicurare sostegno e collaborazione a un settore in crisi sempre più profonda. A firmare l’appello sono i consiglieri del Gruppo Misto (Renzo Scarpa, Nicola Funari e Valerio Lastrucci) della Lista civica (Renato Boraso, Alessandro Scarpa e Stefano Zecchi), della Lega (Giovanni Giusto e Alessandro Vianello), Movimento Cinquestelle (Gianluigi Placella), Fratelli d’Italia (Sebastiano Costalonga e Antonio Cavaliere), Italia dei Valori (Giacomo Guzzo), Udc (Simone Venturini) e Pd (Claudio Borghello, Giampietro Capogrosso e Jacopo Molina). La richiesta è che nell’ambito del «Federalismo demaniale» il Comune faccia richiesta al Demanio e al Magistrato alle Acque di aree oggi inutilizzate che potrebbero aiutare i pescatori nella loro attività. Quelle elencate nella richiesta sono una dozzina, e comprendono terreni ed ex forti in ambito lagunare. Tra questi Sacca di Burano alla Giudecca e Sacca di Sant’Alvise, l’ex caserma dell’Artiglieria a San Pietro in Volta, l’ex Ridotto militare nell’isola del Monte de l’Oro a Burano, l’ex Forte Barbarigo a Ca’ Roman. E poi terreni a Burano e a Portosecco, a San Nicolò e vicino al Forte Rocchetta agli Alberoni. Fino alle barene dei Bottenighi a Marghera e alle casse di colmata a Fusina. Aree demaniali inutilizzate. Che potrebbero costituire una valida base d’appoggio per i pescatori. Per realizzare ad esempio i famosi «pontili di sbarco» per i caparozzoli, previsti dalla legge e mai messi a disposizione.(a.v.)