domenica 23 giugno 2013

Torna l’ipotesi della Marittima a Santa Maria del Mare

Costa, nel braccio di ferro con Orsoni, rilancia la proposta che comprende anche la realizzazione della sublagunare

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Grandi navi fuori dalla laguna. Ma a patto di allestire una nuova Marittima a Santa Maria del Mare, dove adesso si costruiscono i cassoni del Mose, e di realizzare la sublagunare per portare turisti e merci da Tessera e Fusina all’isola di Pellestrina. Paolo Costa rilancia, com’è suo stile. E per rispondere alla polemica con il sindaco Orsoni punta in alto. Punzecchia il sindaco avvocato («Gli avvocati e i Tar potranno discutere a lungo ma questo non ci aiuta»). Ricorda che per lui il Porto ha piena sovranità nei suoi territori, e che il Pat in fondo ancora non è stato approvato. E lancia la provocazione. In realtà la sublagunare è il suo vecchio pallino, lanciata quando era sindaco nel 2000 e poi accantonata. Anche la Marittima a Santa Maria del Mare è una proposta lanciata un anno e mezzo fa. Come fare per togliere le navi da San Marco? Subito un grande canale in mezzo alla laguna (il Contorta Sant’Angelo, progetto già inviato al ministero). E il progetto a lungo termine: utilizzando gli ettari di spiaggia cementificati dal Consorzio Venezia Nuova per costruirci i grandi cassoni del Mose. Nel 2016, a lavori conclusi, la spiaggia dovrebbe essere ripristinata a spese del Consorzio. Invece, dice Costa, si si potrebbe pensare alla nuova Marittima. Ma «a patto che si ripensi l’intero sistema dei trasporti». La proposta - contenuta nell’articolo di Costa pubblicato a pagina 34 - è destinata a far scoppiare nuove polemiche. Uno scenario che potrebbe trasformare in pochi anni la laguna in una “nuova Rotterdam”, banchine portuali al posto delle barene, canali profondi al posto di ghebbi e velme. Il disegno delle grandi opere non è una novità nelle proposte di Costa. Proponente del Mose, quand’era ministro dei Lavori pubblici e prima ancora tra i cinque esperti nominati dal ministro Baratta per dare un parere sull’opera, aveva approvato da sindaco i famosi dieci punti da realizzare insieme alle dighe. Tra cui la conca di navigazione a Malamocco. Per far entrare le grandi navi e «separare la salvaguardia dalla portualità». Proposta degli ambientalisti che era presto diventata un nuovo progetto da centinaia di milioni di euro. Ma ci si è presto accorti che la conca non basta più. Capace di contenere navi fino a 250 metri (le nuove navi passeggeri sono oltre 330, le portacontainer ancora più grandi). Ecco allora il porto off shore, progetto preliminare già depositato e firmato da Mantovani e Tethis, finanziato in parte dal Magistrato alle Acque con i soldi della Legge Speciale. (a.v.)