sabato 11 maggio 2013

Perse tutto con la tromba d’aria, ancora senza casa

La burocrazia, i regolamenti, la crisi economica che riduce all’osso i fondi, e di mezzo persone che si trovano in grande difficoltà dopo aver perso tutto per colpa di una tromba d’aria. È la storia di Massimo Scarpa, 44enne di Pellestrina, che il 23 luglio di due anni e mezzo fa si salvò per miracolo dalla furia del vento che colpì l’isola. La piccola casetta prefabbricata in cui viveva dopo la separazione dalla moglie, venne investita dalla tromba d’aria, e lui si mise al riparo giusto in tempo. «I miei vestiti li ritrovarono in spiaggia», racconta, «ma il dramma vero lo sto vivendo ora. Da due anni e mezzo giro per uffici tra Municipalità e Comune, mi dicono di andare da una parte all’altra, di fare nuove carte continuamente, ma di una casa qui non se ne parla. Sono esasperato e costretto a fare debiti per sopravvivere». Il 31 luglio del 2011 Scarpa si incatenò davanti a Ca’ Farsetti chiedendo aiuto. Aveva perso quel prefabbricato e non sapeva dove poter stare dopo tre notti trascorse in auto. «Mi diedero una roulotte, ma non aveva il bagno, era vecchissima e non ci si stava», aggiunge. «Ho resistito quel che ho potuto, ma con un bambino che era in arrivo non era possibile assieme alla mia nuova compagna. Nel frattempo ho perso il lavoro, ho venduto la licenza della barca e l’attrezzatura da pesca per prendere in affitto un piccolo appartamento. La mia compagna è rimasta senza lavoro e abbiamo un bambini di 10 mesi ora, ma i debiti crescono per pagare affitto e bollette. Non ce la si fa». Da qui il giro tra gli uffici in cerca di una risposta, di un alloggio comunale, di un aiuto per tirare avanti. «Non chiedo soldi, ma solo cerco di capire perché non si possa avere uno di quegli oltre cento alloggi chiusi tra Lido e Pellestrina e di proprietà dei vari enti pubblici», conclude Massimo Scarpa. «Mi sento preso in giro, non è possibile che in due anni e mezzo non si sia riusciti a ottenere neppure una risposta chiara». E intanto a Pellestrina e San Pietro in Volta attendono ancora i rimborsi per i danni subiti dopo la dichiarazione di stato di calamità.
Simone Bianchi