martedì 24 luglio 2012

Truffa alla Ue, assolti i De Poli

Il giudice veneziano Michele Medici accoglie le tesi della difesa 

Tutti assolti. Per il giudice veneziano Michele Medici non c’è stata truffa alla Comunità europea nella costruzione delle due gasiere, che dovevano essere chimichiere, nel cantiere De Poli di Pellestrina. Ieri, infatti, il magistrato ha assolto perché il fatto non sussiste i due che avevano chiesto il rito abbreviato, l’ex direttore generale Massimo Juris, poi passato alla società olandese «Ar.Co.In. Holding» controllata dai De Poi, e il dirigente del ministero dei Trasporti Pasquale Carretta (ol pubblico ministero Giorgio Gava aveva chiesto la condanna del primo a un anno e mezzo e l’assoluzione del secondo). Ha, poi, prosciolto con la stessa formula sia coloro per i quali il rappresentante della Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, Davino, Giovanni e Chiara De Poli, sia quelli per i quali aveva chiesto il proscioglimento, i tre funzionari del Registro navale italiano Alessandro Cardamone, Massimo Volta e Paolo Salza. Gli indagati erano difesi dagli avvocati Alessandro Rampinelli e Luigi Ravagnan di Venezia, Flavio Nicolosi di Roma e Mario Scopeti di Genova.
Dieci giorni fa Davino, Giovanni e Giancarlo De Poli erano stati assolti, dal giudice monocratico di Mestre, per un’altra presunta truffa, in questo caso nei confronti di un imprenditore che vantava un notevole credito nei confronti del cantiere di Pellestrina. La carpenteria Corsi di La Spezia aveva fonito ai De Poi sei enormi serbatoi per oltre 700 mila euro e non erano stati pagati, come del resto molti altri creditori. Ma, stando all’imprenditore ligure, avevano ordinato i serbatoi sapendo che non avrebbero potuto pagarli perché si trovavano già in grave crisi economica. La difesa, invece, aveva sostenuto che nel momento di ordinare i serbatoi i De Poli speravano ancora di farcela, ottenendo una prestito di 15 milioni di euro dalle banche.
Stando alle accuse per la truffa alla Cee, la normativa Ue prevedeva un finanziamento di un milione e mezzo per ogni nuova chimichiera costruita secondo regole tali da scongiurare gli inquinamenti. Invece, i De Poli avrebbero varato due gasiere, ottenendo egualmente i tre milioni di fondi grazie alla complicità dei funzionari del Rina e del ministero dei Trasporti italiano che avrebbero convalidato il raggiro. Ma già il pm aveva chiesto il proscioglimento di tutti dal reato di falso, visto che il perito nominato dal giudice Medici aveva sostenuto che le due navi potevano essere utilizzate sia per trasportare sostanze chimiche sia gas. La difesa, tra l’altro, sarebbe riuscita a dimostrare che all’interno delle due navi c’era tutta la strumentazione utile per poter trasformare da chimichiere in gasiere e viceversa e, quindi, che non c’era stata alcuna truffa e neppure alcun atto era stato falsificato.Ora, il cantiere De Poli, dopo essere stato liquidato grazie al concordato preventivo, che ha evitato il fallimento, è gestito dall’Actv.