lunedì 23 gennaio 2012

Nuovo porto, l'isola si scopre fragile

Fa discutere il progetto di un terminal crociere alla bocca di porto di Malamocco
Preoccupati soprattutto i pescatori: «Il Mose cambia le correnti, cosa accadrà con le navi?»

701.jpg  Che ci fosse qualcosa da dire o da dissentire era inevitabile. Non era prevedibile invece il polverone di polemiche e le arrabbiature della gente di Pellestrina, dopo la proposta del presidente dell'autorità portuale Paolo Costa, che per dare un futuro alla crocieristica veneziana, all'indomani del naufragio della Costa Concordia e dopo le innumerevoli proteste che da tempo caratterizzano il transito delle grandi navi nel fragile bacino di San Marco, ha ipotizzato il 2trasferimento" del Porto a Malamocco, ed un tunnel sotto il Mose.
      Malamocco è solo il nome dello spazio acqueo; in realtà, il tutto verrebbe realizzato a Santa Maria del Mare, dove attualmente vi è il cantiere dove si realizzano i cassoni per il Mose. In questa zona, per permettere le lavorazioni, e per ospitare tutte le strutture, è stata interrata e cementificata una porzione di mare di circa 250 metri di larghezza per 450 metri di lunghezza, che sarebbe dovuta tornare allo stato originale dopo il compimento dell'opera. Ecco però che ora, questa immensa piattaforma, risulterebbe contenere lo spazio giusto per ospitare e far attraccare almeno cinque navi da crociera, e per realizzare tutto ciò che serve, a livello di magazzini e servizi logistici, a un porto come quello veneziano. Il tutto per il 2017, a Mose ultimato e in funzione. E in questo modo, si rilancia pure il tunnel stradale sommerso, di cui si discute da prima dell'inizio dei lavori per il Mose, che, transitando sotto la bocca di Malamocco, permetterebbe il collegamento diretto con il Lido.
      «Premesso che non ho intenzione di disquisire sulla bontà o meno della proposta - commenta I.V., 50enne operaio - dissento subito sul come viene presentata e sul fatto che venga scaricato, su un'isola così fragile e particolare, una mole di traffico, anche umano, così intenso».
      «Sono decenni che si parla del tunnel sotterraneo - afferma B.P. insegnante - serve, non serve? L'indecisione della politica ha allontanato questo progetto che avrebbe fatto "respirare" l'isola. Ora ce lo pongono come possibile, ma a fronte della realizzazione di un porto».
      «Quando sono iniziati i lavori del Mose, l'isola era già in sofferenza economica e sociale - fa eco B.P., impiegato - ed era stato chiesto che venissero assunti per i lavori, operai isolani. Forse, nel corso di questi anni, sono una decina i pellestrinotti che hanno lavorato e lavorano in cantiere. Quindi, io mi chiedo: pensiamo ad una possibile realizzazione di questo progetto. Che cosa porterà all'isola? Convenienza in termini di lavoro, indotto e ripresa sociale, oppure rimarrà esclusa da questo business? Vogliamo risposte ed impegni certi». «La stiamo "appesantendo" troppo - afferma M.V. 80enne pescatore - Pellestrina è delicata, fragile. E invece qui fanno di tutto. Il Mose cambierà la destinazione delle correnti marine, con ricaduta sulla pesca. Le grandi navi inquineranno l'acqua e contribuiranno a spezzare definitivamente il fragile ecosistema di questa isola, che noi amiamo, ma che è considerata da tutti soltanto un pozzo da cui attingere per i loro bisogni» e conclude «ricordiamoci però che l'acqua nei pozzi, metaforicamente, può finire».
Annalisa Busetto