sabato 14 gennaio 2012

No ai cani da guardia nei casoni da pesca

Ordinanza del sindaco perché gli animali vengano subito trasferiti altrove

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Entro 48 ore i cani da guardia dei casoni da pesca ricadenti nelle acque del Comune di Venezia dovranno essere trasferiti altrove. Il sindaco ha infatti emanato un’ordinanza subito esecutiva in cui si vieta la custodia in tali strutture per tutelare non solo il benessere degli animali ma anche la salute pubblica, "perché gli strumenti da pesca presenti potrebbero incorrere in contaminazioni". Si chiude così una vicenda iniziata nello scorso autunno, sollevata da un esposto alla Procura della Repubblica e al Comune in cui si denunciavano casi di maltrattamento. Aveva preso posizione anche l’Udc, con il consigliere Simone Venturini, che in un’interrogazione aveva chiesto che fossero accertate le condizioni delle bestie. Erano seguiti i sopralluoghi della polizia municipale e dei veterinari dell’Ulss, che avevano dapprincipio appurato che i cani - come rispondeva l’assessore Bettin a quell’interrogazione - "si presentavano in buono stato di nutrizione, socievoli e di buon aspetto". L’assessore aveva anche ipotizzato un incontro con la categoria dei pescatori per registrare i cani all’anagrafe regionale, "procedura disattesa da molti", anche per sensibilizzare la categoria dei pescatori. Invece, con una valutazione più completa, è emerso che il regolamento europeo vieta che gli animali possano entrare in contatto con prodotti alimentari o con attrezzi destinati alla pesca, mentre la legge regionale stabilisce le linee guida sul benessere degli animali e non tollera più quelle che comunemente erano considerate condizioni "da cani". Ad esempio oggi il cane deve avere un adeguato livello di benessere fisico, deve poter fare esercizio, dimorare in spazi regolarmente puliti, essere protetto dagli agenti atmosferici... «Sono convinto che nessuno maltratti gli animali - assicura Bettin - ma le condizioni nei casoni non sono più compatibili». Ora bisognerà capire quale futuro attende questi animali. Perché non è detto che i padroni abbiano la possibilità di tenerli a casa o negli spazi adiacenti, visto che tra l’altro sono abituati a vivere all’aperto e sono di grossa taglia. «L’Enpa è a disposizione per trovare delle adozioni per quelli che non potessero essere tenuti» conclude Bettin. E Venturini, incassando il successo per l’epilogo della vicenda, si augura che anche il Comune di Chioggia adotti presto un analogo provvedimento e chiede che il Comune si faccia carico sia della fase di transizione sia del controllo perché la situazione si risolva definitivamente.