domenica 22 gennaio 2012

«Ma ora bisogna vigilare: non siano solo promesse»

Intanto la Corte dei conti ha aperto un fascicolo sui danni che le grandi navi potrebbero aver provocato alla città

 Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa ritiene che la soluzione da lui prospettata (nuovo canale e porto esterno) possa far cessare le polemiche. Per il comitato "No grandi navi" le cose non stanno proprio così, nel senso che la "fame" di dati certi è ancora molta.
      «Le grandi navi - spiega il portavoce del Comitato, il giornalista Silvio Testa - devono venire estromesse dalla laguna, perchè solo così sarà possibile avviarne il risanamento, e il Comitato No Grandi Navi farà di tutto perchè ciò avvenga. È comunque difficile immaginare che abbia davvero vita breve una proposta come quella dello scavo del canale Contorta Sant'Angelo il quale comporterà procedure lunghissime, interventi onerosi, costi elevatissimi, e non vorremmo che il presentare una seconda soluzione a lungo termine sia oggi solo lo zuccherino offerto all'opinione pubblica per farle ingoiare un boccone amaro».
      Il Comitato ne ha anche per il porto in mare aperto, da costruire sulla piattaforma utilizzata per il Mose.
      «Anche l'idea di incardinare a più lungo termine il porto crocieristico sulla piattaforma logistica a Malamocco lascia perplessi - aggiunge Testa - perchè Pellestrina è un'isola e anche lì si presenterà il problema di trasportare a terra i passeggeri esattamente come se si trattasse di un attracco in mare. Restiamo in attesa di capire meglio, perchè non vorremmo che l'unica ragione per preferire Malamocco a un'altra soluzione per estromettere le grandi navi dalla laguna sia il risparmio degli enormi costi previsti per lo smantellamento della piattaforma una volta conclusi i lavori del Mose».
      Intanto, il Procuratore regionale presso la Corte dei conti, Carmine Scarano, ha aperto un fascicolo sui possibili danni all'erario derivanti dal passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. Al centro delle possibili indagini, l'eventuale correlazione che potrebbe esserci, allo stato solo sul piano dell'ipotesi, tra lo spostamento di ingenti masse d'acqua da parte dei "condomini del mare" e l'erosione riscontrata sulle rive del bacino e del canale della Giudecca per la cui manutenzione sono stati spesi in questi anni soldi pubblici.
      «Tra gli elementi da valutare - conclude Scarano, specificando che l’inchiesta era stata aperta lo scorso anno - anche le vibrazioni sonore subacquee, forse in via d'ipotesi ancor più dannose degli spostamenti delle masse d'acqua».