martedì 6 settembre 2011

Pellestrina è un’isola unica, chi la abita ha una pazienza infinita

Pellestrina è l’isola in cui tutto è unico. Unici perché siamo l’unico tratto di litorale dalla Romagna a Bibione senza concessioni balneari, con le barche che gettano l’ancora a due metri dal bagnasciuga, con la spiaggia più sporca del Veneto, e tutto sembra normale, soprattutto il nuotare tra benzina, eliche che girano e ancore che pesano quintali. Unici perché un bel giorno arriva la tromba d’aria, spazza via tutto, e il giorno dopo arriva qualche chiacchierone in elicottero a dire che in qualche mese tutto sarà come prima. Aveva ragione, ma a ricostruire l’isola ci hanno pensato i pellestrinotti, gente buona, che si sono rimboccati le maniche e hanno riassestato case, strade e cortili. A braccia. A spese proprie. Dal bambino al pensionato. E che ora si ritrovano con le tasche vuote per le spese sostenute e l’animo triste per essere stati traditi dalle facili promesse. Ma non solo: scuole, palasport, sedi di associazioni e di volontari sono ancora in stato di degrado. Alla faccia della ricostruzione immediata. Unici perché si dice che i pellestrinotti sono dei piangina, che sanno solo lamentarsi. Ma se a essere scoperchiati fossero stati il palasport dell’Arsenale o la sede di Comune, Provincia e Regione pensate veramente che sarebbe passato un anno senza i lavori necessari?
 Unici perché abbiamo 300 metri di pista ciclabile finita e 3000 metri ancora da cominciare. Ma l’inagurazione s’ha da fare, con tanto di rinfresco. Le promesse son promesse, e se non abbiamo la pista ciclabile almeno abbiamo i cartelli che indicano una pista inesistente. I cartelli senza pista. Ma è noto, è meglio perdere la faccia che perdere un pugno di voti. Unici perché se fai un infarto a Pellestrina le probabilità di sopravvivere sono pari a quelle dell’Africa Subsahariana. Se andiamo avanti così Emergency costruirà un ospedale pure qui. Perché avere un’idroambulanza sembra essere troppo. Chiediamo troppo. Se chiediamo di poter sopravvivere è chiedere troppo per qualcuno. Perché sebbene ci si metta quasi due ore per raggiungere il posto di lavoro a Venezia o Mestre a qualcuno passa pure per la testa di ridurre la qualità del servizio. Bisogna tagliare, ci dicono. Bene, allora tagliatevi lo stipendio, vien da rispondere. E poi ci siamo noi, i pellestrinotti, con una pazienza infinita.
  Danny Carella   giovane pellestrinotto