giovedì 29 gennaio 2009

De Poli, il prefetto vuole intervenire sulle banche

In questo modo i lavoratori del cantiere navale di Pellestrina potrebbero ottenere il pagamento degli arretrati

 

Sono senza stipendio da due mesi e non nutrono più alcuna illusione di conservare il loro posto di lavoro. E l’unica speranza cui si aggrappano è quella di essere ricollocati nella realizzazione delle grandi opere, a partire dal Mose.
      Sono i 92 operai e impiegati dei cantieri navali De Poli, azienda a serio rischio di chiusura, “tra cui 7 apprendisti che in caso di licenziamento non godrebbero nemmeno degli ammortizzatori sociali”, come ha ricordato Giorgio Molin, segretario generale Fiom-Cgil che ha guidato una loro delegazione, di circa 50 persone, ad un incontro ieri con il prefetto Guido Nardone.
      Il prefetto ha assicurato il suo impegno sia ad aiutare i dipendenti De Poli a ricollocarsi sul mercato del lavoro sia per ottenere un intervento delle banche che assicuri il pagamento dei loro stipendi arretrati.
      Esclusa invece dai rappresentanti dei lavoratori l’ipotesi, sostenuta dai vertici aziendali, di un rientro in cantiere solo per completare le navi ancora in costruzione.
      «Da una parte è tutto da vedere se gli armatori norvegesi sono interessati ancora all’acquisto delle navi, data la situazione, poi è impossibile che le ditte esterne, il cui apporto è indispensabile, si impegnino con il rischio di non essere poi pagate, e su questi punti il prefetto ha condiviso tutti i nostri dubbi – secondo Molin – ma soprattutto non si può chiedere a queste persone di prolungare la propria agonia lavorativa in una situazione di tale precarietà non solo economica, ma anche sotto il profilo della sicurezza. Vogliamo rischiare un altro paio di morti per chiudere in bellezza?»
      Restano le due richieste urgenti formulate dai lavoratori.
      «La professionalità di questi lavoratori è tale che possono certamente essere ricollocati nella realizzazione della parte meccanica del Mose – ha ribadito Molin – inoltre serve che le banche, dietro parere del commissario del tribunale, si facciano carico in tempi rapidi degli stipendi dei lavoratori rifacendosi sull’azienda».
      Ma resta anche, ad aggravare la crisi, l’incertezza sul destino dei circa 250 dipendenti delle ditte esterne che lavoravano prevalentemente per la De Poli oltre all’incertezza sul futuro economico di un’intera area, quella di Pellestrina, di cui il cantiere navale è di gran lunga la maggiore attività produttiva.
      Dal loro canto i dipendenti dei cantieri, oltre a subire il danno, si sentono beffati.
      «Lo stipendio di dicembre non è mai arrivato, mentre per quanto riguarda la tredicesima abbiamo ricevuto la busta paga – sbottano - ma senza un soldo, solo la ricevuta insomma ma non l’accredito, una beffa».
      Lo stipendio medio degli operai è di poco più di mille euro al mese e «non abbiamo risparmi per andare avanti – scandiscono - I De Poli hanno passato un bel Natale comunque, molti di noi non hanno potuto fare un regalo ai bambini».
      Pierluigi Tamburrini