sabato 13 dicembre 2008

Pesca e cantieri, l'agonia di Pellestrina

La crisi delle marinerie e del settore navale coinvolge 600 famiglie. Ma l’isola vuole la riscossa

Un'isola allo sbando. Sembrano finiti i tempi in cui Pellestrina
era una realtà opulenta e felice. La crisi si è abbattuta pure su
questo lembo di terra, che fino a qualche anno fa aveva grandi risorse
in lavoro. La crisi del cantiere De Poli ha fatto emergere una realtà
occupazionale preoccupante: oltre ai 56 cassaintegrati (anche se la
richiesta è stata fatta per 92) che non si sa quando e come potranno
riprendere il lavoro, vi è la parte sommersa dell'indotto. Nelle ditte
esterne che lavoravano per il cantiere, su circa 250 operai, una
ventina erano isolani. Anche nella mensa del cantiere, gestita dalla
Camst, 4 o 5 lavoratrici erano isolane. Ma pure il comparto pesca è
fermo al palo. Dopo anni di battaglie con le autorità, che contestavano
giustamente una pesca senza regole, i capparozzolanti hanno finalmente
intrapreso la strada dell'allevamento.«Sembrava una cosa semplice -
afferma Domenico Gorin - presidente della delegazione di zona e della
cooperativa pescatori di Pellestrina
- invece siamo al limite del collasso. L'allevamento non ha futuro se
non vi è la possibilità, ancora per qualche tempo, di fare qualche
pescata libera». Gorin racconta che con il calo di prezzo della vongola
filippina, la categoria non riesce nemmeno a coprire le spese dei
costi, quale la semina e il canone per la concessione. Anche qui, tra
San Pietro in Volta e Pellestrina
, i pescatori-allevatori sono circa 250. Fino a qualche anno fa, erano
una cinquantina in più, ma, vista l'aria di crisi, qualcuno ha mollato
tutto, cercandosi un altro lavoro. E per finire, con l'avvento della
Coop, anche i negozi di alimentari, una decina, hanno avuto un calo di
fatturato importante. Qualcuno ha già chiuso, altri, se non trovano il
modo di convertire la loro attività, lo faranno prossimamente.Unica
speranza di investimento e quindi di produzione, le nuove spiagge. il
turismo. «Ma anche qui - spiega Giovanni Gusso, presidente della
Municipalità dell'estuario - per realizzare qualcosa serve uno
strumento come il Piano degli arenili, che si sta abbozzando». E visti
i tempi che sono serviti per realizzare quello del Lido - 4 anni, e non
è ancora finita - le cose si complicano. Anche perché per incrementare
un discorso di tipo turistico, servono strutture recettive, la cui
realizzazione è prevista nella nuova variante al Piano regolatore,
licenziata nel febbraio 2005 dalla giunta Costa dopo il lungo lavoro di
studio e preparazione effettuato dall'ultimo consiglio di quartiere
insieme all'associazione Ombrello. «Ma questo piano è decaduto -
continua Gusso - Dopo essere stata votata dal Comune, la variante aveva
tre anni di tempo perché la Salvaguardia e la Regione la approvassero.
I tre anni sono oramai trascorsi, e il documento è praticamente nullo.
In attesa che il Comune presenti una nuova documentazione, perché poi,
nel frattempo la normativa è cambiata, si continua ad adottare il
vecchio strumento urbanistico». Che di turismo non parla assolutamente.
«Mi sembra evidente - conclude Gusso - che la situazione attuale di Pellestrina
è assai complessa, ma si deve intervenire affinchè questa non diventi
un'isola fantasma». La voglia di ripartire c'è ancora, basta trovare la
strada.

Annalisa Busetto