mercoledì 17 dicembre 2008

De Poli, niente accordo sulla cassa integrazione

Dopo il vertice di ieri i rappresentanti dei lavoratori chiedono l’intervento del sindaco e del presidente della Provincia

 

Nessun accordo sulla cassa integrazione alla De Poli, i sindacati pronti a chiedere l'intervento di Comune e Provncia.

All'azienda non è bastato un'incontro di oltre un'ora, ieri pomeriggio in Confindustria a Mestre, per convincere il sindacato della bontà della sua strategia per uscire dall'impasse.

«Per il momento la situazione è la stessa di ieri, e sarà uguale a quella di domani aveva dichiarato poco prima dell'incontro il coordinatore dell'area sindacale Antonio Baldi Guarinoni, rappresentante di Confindustria , difficile prevedere novità prima di metà gennaio». E così è stato. I vertici della De Poli, rappresentati all'incontro da Giancarlo Galazzo, hanno confermato che il cantiere navale di Pellestrina si è trovato alle prese con una situazione finanziaria complicata da fattori complessi e diversi, che hanno causato la mancanza di liquidità delle ultime settimane.

Mancano quei 20 milioni di euro attesi da Bruxelles, pesano i costi di tante materie prime aumentati dopo la firma delle commesse (il solo prezzo dell'acciaio, ad esempio, è raddoppiato) come pesano i ritardi dovuti ai sequestri succedutisi nel tempo, che hanno portato ad accumulare in cantiere ben tre navi. Queste le scusanti dell'azienda, che tira in ballo anche altri problemi a livello locale che, a suo dire, hanno contribuito a gettare sabbia negli ingranaggi già affaticati del cantiere: la revoca della concessione del bacino da parte del Magistrato alle Acque, che ha ridotto gli spazi di lavoro, e le proteste del vicinato, i cui continui esposti appesantiscono ancora di più la situazione. Una serie di concause, dunque, che ha portato alla situazione odierna costringendo l'azienda a chiedere la Cassa integrazione straordinaria per un anno, «ma solo perché per legge questa misura non si può chiedere meno di un anno si affretta a precisare il portavoce dell'azienda appena otterremo la sicurezza del fido dalle banche tutto tornerà come prima».

Una rassicurazione che non basta nè a Giorgio Molin, segretario della Fiom-Cgil, nè ai tre rappresentati delle Rsu aziendali, che stamani, in cantiere, illustreranno i contenuti dell'incontro odierno agli altri lavoratori. «A questo punto chiederemo quanto prima un incontro con sindaco e presidente della Provincia. Intanto no all'accordo sulla Cis, perché l'azienda non è chiara sostiene Molin e non ci dà né spiegazioni sull'origine di questa crisi né garanzie su come intende agire per uscirne, e questo silenzio è ancor più preoccupante alla luce del fatto che le banche non rilasciano il fido necessario. Se non si fidano le banche a che titolo dovremmo fidarci noi visto che la Cis richiesta non dà tempi precisi e, in una situazione come questa, sembra l'anticamera di un fallimento? Tanto più che la proprietà sembra guardare molto più favorevolmente ai suoi cantieri in Olanda».

Una questione che però l'azienda esclude categoricamente. «Per noi non è cambiato nulla rispetto agli ultimi anni e non pensiamo a trasferimenti». Sulle banche il portavoce assicura: «Il fido era già arrivato, solo che abbiamo chiesto di aumentarlo, ci serve almeno il triplo di quanto avevamo richiesto e le banche dicono di aver bisogno di tempo, almeno fino a metà gennaio, per procedere con l'istruttoria». Posizioni contrastanti, insomma, mentre in cantiere a Pellestrina giacciono in fase embrionale tre colossi tra le 7 e le 10 mila tonnellate, tra i 100 e i 120 metri di lunghezza per 15/20 di larghezza, che tradotto significa pane quotidiano per almeno 350 persone tra dipendenti e subappalti. Ieri sono arrivati i primi bonifici delle paghe di novembre, per dicembre e tredicesime ancora non si sa.

Daniele Duso