mercoledì 8 novembre 2006

«Altezze e distanze, deve pagare il Comune»

Venerdì mattina a
Pellestrina l’ufficiale giudiziario farà demolire un pezzo di casa
costruita in deroga al decreto ministeriale del 1968
Il "Comitato 10 Metri" pronto a rivalersi sulla responsabilità oggettiva dell’Amministrazione

(al.va.) Finora sono state carte bollate. Venerdì toccherà alle ruspe. A Pellestrina
, alle 10.30 del 10 novembre, è atteso l'ufficiale giudiziario che, con
una ditta di demolizioni al seguito, provvederà a far rispettare una
norma del 1968, quel decreto ministeriale che fissa in 10 metri la
distanza minima tra edifici confinanti. La storia è nota ed è ormai
giunta all'epilogo: dopo le battaglie condotte in tribunale e giunte
fino in Cassazione, al proprietario della casa è stato ordinato di
buttare giù la parte eccedente: due stanze da demolire, così da ridurre
la superficie da 90 a 45 metri quadrati e, soprattutto, garantire la
giusta distanza con il confinante. Facile che venerdì l'ufficiale
giudiziario rinvii l'esecuzione (la casa è affittata, gli inquilini non
dove trovare un tetto), ma la strada ormai è segnata: quello di Pellestrina sarà il primo caso di demolizione in ossequio a una normativa nazionale che in Comune di Venezia non è stata rispettata.

La vicenda riguarda soprattutto la terraferma, ma non esclude aree del litorale, tant'è che il caso di Pellestrina
rischia appunto di diventare l'emblema del "Comitato 10 Metri",
l'associazione costituita da Giusto Cavinato per tentare di trovare
soluzione a un problema generalizzato. Quello, cioè, di case e palazzi
costruiti sulla base di regolari concessioni edilizie, licenze però che
in base al decreto ministeriale 1444 del 1968 non potevano essere
rilasciate in quanto non venivano rispettate le distanze minime (per
non parlare delle altezze) tra edifici confinanti. Il Comitato si è
fidato dei politici: la scorsa primavera più di un candidato
parlamentare si impegnò solennemente che avrebbe fatto l'impossibile
per sanare la situazione, promettendo una modifica del decreto del '68
almeno per i casi pregressi; ora che sono stati eletti, non un
parlamentare si è ricordato di onorare l'impegno. Così il "Comitato 10
Metri" ha deciso di intraprendere un'altra via e di rivalersi sulla
"responsabilità oggettiva" del Comune. È un po' come quando si inciampa
su una buca nel marciapiede e si chiama in causa, per cattiva gestione
della pubblica via, l'ente pubblico: «In quei casi - dice Cavinato - è
l'assicurazione del Comune a rifondere i danni. Noi vogliamo seguire lo
stesso iter per gli edifici che il Comune ha consentito di costruire,
lasciando poi i proprietari in balìa delle azioni dei vicini che,
lamentando una sorta di "furto" di aria e luce, fanno causa e chiedono
il risarcimento dei danni, se non la demolizione degli edifici
"abusivi". Potremmo fare tutti causa al Comune, visto che è stato il
Comune a dare le concessioni, e non è escluso che si arrivi a ciò. Ma
una soluzione potrebbe essere quella del risarcimento attraverso le
assicurazioni». In pratica il Comune, con l'assicurazione, darebbe i
soldi all'"abusivo" che a sua volta li girerebbe al vicino che ha fatto
causa. Non male...