giovedì 15 giugno 2017

Tre sfratti al giorno a Venezia e Mestre, tremila richieste

Pellestrina “ostaggio” degli affitti turistici: contratti transitori anche per i residenti che altrimenti non trovano alloggio 

 Tre sfratti al giorno eseguiti, 8 richieste di esecuzione giornaliere con la forza pubblica, poco meno di tremila all’anno. Sono i dati drammatici, largamente approssimati per difetto - perché come inquilini sotto sfratto rinunciano a resistere fino all’arrivo della forza pubblica e se ne vanno prima dal loro alloggio - snocciolati ieri dal segretario provinciale dell’Unione Inquilini Matelda Bottoni. L’occasione era la presentazione della sessione del Tribunale Internazionale degli Sfratti che quest’anno si terrà a Venezia, legando al turismo il problema dell’emergenza abitativa (ne riferiamo a parte). Ma il quadro della situazione attuale per quanto riguarda l’emergenza abitativa nel Comune di Venezia fatto ieri dal segretario dell’Unione Inquilini è tanto grave quanto sorprendente.

Pellestrina “ostaggio” degli alloggi turistici. «Ci sono isole come Pellestrina» ha spiegato Bottoni «che sono ormai in mano solo alle affittanze turistiche. Non si trova più un alloggio disponibile per i residenti se non lo si ha già di proprietà. Ci sono pellestrinotti “costretti” a sottoscrivere contratti d’affitto transitorio - dovendo così lasciare l’alloggio ai turisti nei mesi estivi, più lucrosi - pur di avere un tetto sulla testa e continuare a vivere sull’isola. O addirittura contratti in nero. E non possono neanche rientrare nelle graduatorie per gli alloggi comunali, perché il Comune non li prende in considerazione sostenendo che hanno già un alloggio, sia pure con l’affitto transitorio. Una situazione incredibile».

La famiglia che “gira” tra alloggi turistici. «Abbiamo a Venezia la situazione di una famiglia che è costretta a “girare” settimanalmente da un alloggio turistico all’altro» spiega ancora Bottoni «perché non può permettersi una casa di proprietà o un affitto stabile ai prezzi attuali. Così vive in una situazione di estrema precarietà. A Mestre abbiamo invece ad esempio il caso di una famiglia di 7 persone che vive in 45 metri quadrati, con i letti in corridoio, perché una coppia con tre figli è stata sfrattata ed è stata costretta ad andare a vivere con i nonni».

Gli sfratti per morosità dell’Ater. Sotto accusa anche il comportamento dell’Ater. «Nonostante abbia circa mille alloggi vuoti che non utilizza» spiega ancora il segretario dell’Unione Inquilini «l’Ater continua a sfrattare per morosità i suoi inquilini a cui spesso pratica contratti di 4 anni più 4 anni e non a canone sociale. Alla Giudecca sfratta una ragazza separata con figli perché non ritiene il pagamento degli alimenti da parte del coniuge una garanzia economica sufficiente. I casi di morosità incolpevole dedicate a casi di mamme separate con bambini stanno diventando una vera e propria emergenza sociale, crescendo esponenzialmente. E le persone sole risultano le più penalizzate dal punto di vista delle graduatorie per alloggi. Contemporaneamente non vengono più emessi bandi per alloggi di Edilizia residenziale pubblica nel Comune di Venezia, l’ultimo risale al 2010 e la disponibilità di alloggi comunali per le emergenze abitative è ridotta al minimo».

Il rischio dei nuovi patti territoriali. Un altro rischio che si profila è quello dei nuovi patti territoriali che dovrebbero essere sottoscritti tra i sindacati degli inquilini e dei proprietari per la disponibilità di affitti, che però potrebbero crescere esponenzialmente come canoni.