sabato 7 giugno 2014

Ca’ Roman, incendio all’ex villaggio

In fiamme quattro casette di legno, bruciate anche lastre di eternit. Rogo di origine dolosa: è il secondo caso 

Fiamme a Ca’ Roman, ancora una volta. Nella notte tra giovedì e ieri, poco dopo le 4, l’incendio è divampato nell’area dell’ex villaggio delle suore canossiane non lontano dal cantiere del Mose, anche se non sembra esserci alcun legame con il sistema di dighe mobili e l’inchiesta giudiziaria che ha decapitato buona parte della classe dirigente della città. La zona, tra l’altro, non è nuova a episodi di vandalismo di vario tipo, soprattutto nella parte dell’oasi protetta.
Le fiamme, di probabile origine dolosa, hanno interessato quattro fatiscenti casette di legno delle quali due sono andate distrutte. I vigili del fuoco hanno lavorato per quattro ore di fila, fino alle otto, per avere la meglio sulle fiamme che avevano interessato di circa 200 metri quadrati. Preoccupazione anche perché alcune delle coperture delle casette erano di eternit. L’allarme è stato dato da alcuni pescatori che passavano nei pressi dell’isola anche se le lingue di fuoco, verso le 5, erano ben visibili anche da piazzetta Vigo a Chioggia, dalla quale Ca’ Roman dista pochi minuti di vaporetto. Le fiamme hanno riguardato l’area nella quale dovrebbero sorgere 42 nuove villette la cui costruzione però è stata congelata da una sentenza del Consiglio di Stato dell’anno scorso che si era espresso rovesciando la decisione del Tar su ricorso presentato da Italia Nostra e da alcune associazioni ambientaliste. Le fiamme non hanno intaccato la zona della riserva naturale, gestita dalla Lipu, almeno non questa volta. Le fiamme però erano divampate venti giorni fa, il 18 maggio, nel primo pomeriggio. In quell’occasione erano stati due i focolai: il primo aveva riguardato un fronte di 40 metri di prato, il secondo alcuni cespi di ammofila, la classica pianta delle dune. Anche in quell’occasione era stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco.
«L’incendio all’ex villaggio del suore è molto preoccupante», dice Michele Pegorer, responsabile dell’oasi «perché è il secondo incendio in poche settimane, e anche se spetterà alle forze dell’ordine stabilirne le cause, sono episodi sospetti, ce si sommano ai vari episodi di vandalismo che abbiamo sempre regolarmente denunciato ai carabinieri di Pellestrina». Ieri notte sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Chioggia, e in particolare della stazione di Pellestrina, ma le indagini sono affidate ai vigili del fuoco, la cui relazione che dovrà accertare anche l’eventuale presenza di un accelerante - come ad esempio la benzina - sarà fondamentale per accertare la probabile origine dolosa delle fiamme. «C’è qualcuno che ce l’ha con questa parte dell’isola», prosegue Pegorer, «e questi episodi cominciano a essere davvero preoccupanti».