venerdì 19 ottobre 2012

«La morìa di vongole? colpa dell’estate torrida»

Il Magistrato alle acque D’Alessio respinge le accuse al Mose, ma Bettin rilancia «I pescatori di Burano mi hanno confermato che l’equilibrio lagunare si è rotto»
 
«È vero. L’equilibrio della laguna è cambiato, le correnti si sono modificate e il mondo della pesca lagunare è in grande difficoltà». L’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin conferma l’allarme lanciato dai pescatori di Burano, Chioggia e Pellestrina. «Li ho incontrati la settimana scorsa», dice, «e mi hanno sottoposto la nuova emergenza». A Chioggia e Pellestrina 70 cooperative sono rimaste quasi senza lavoro. La semina dei caparozzoli non dà frutti, il prodotto è scomparso. I pescatori hanno dato mandato a un legale, l’avvocato Gianfranco Jacobelli, di presentare una denuncia alla Procura contro il Magistrato alle Acque. «Da due anni denunciamo questa situazione», dicono, «le risposte sono arrivate con grande ritardo. A noi risulta che la qualità dell’acqua è stata modificata dai lavori del Mose e dagli scavi in laguna».
«Li incontrerò presto, anche il Comune mi ha chiesto di partecipare e a un incontro e lo farò volentieri», risponde Ciriaco D’Alessio, da un anno presidente del Magistrato alle Acque, «ma voglio dire chiaramente che per quello che ci risulta la morìa di vongole registrata non dipende dai nostri lavori. Non ci sono stati sversamenti di materiali, avvelenamenti. Forse la situazione è stata determinata dal caldo eccezionale di quest’estate. Purtroppo i tagli ai finanziamenti e il vincolo di legge di spendere i soldi del Cipe solo per il Mose ci lega ulteriormente le mani». Ma i pescatori non ci stanno. «Noi non molliamo», insiste Emanuela Naso, portavoce dei pescatori, «Bisogna fare chiarezza sui questa vicenda, emblematica per quanto riguarda il potere delle grandi lobby e dei poteri forti. Chi darà da mangiare alle famiglie?» Le cooperative hanno avviato studi e perizie per dimostrare che la scomparsa del seme del Tapes piliphinarum, il tipo di vongola verace più diffuso in laguna non è certo dovuta al clima ma al cambiamento della qualità dell’acqua. Sedimenti che si sollevano, compresi quelli inquinanti depositati sui fondali dei canali portuali. «Qualcuno ci deve dare una risposta», dicono i pescatori, che hanno scritto anche all’Europa e al presidente della Repubblica, «perchè noi restiamo senza lavoro per colpa dello Stato e non della crisi». Vicenda scoppiata due anni fa dopo la denuncia della cooperativa Acquamarina dei fratelli Doria. Poi approdata a Report, emersa di nuovo in questi giorni, dopo che la morìa dell’agosto 2012 ha coinvolto decine di aziende e di cooperative. «Una cosa è certa», dice Bettin, «la laguna è oggi squilibrata. Forse un nuovo equilibrio arriverà, ma ci vogliono tempi lunghi».