martedì 11 maggio 2010

Discarica regolare Sentenza dopo 7 anni


Non era abusivo il centro di stoccaggio e riciclaggio di materiali edili
della ditta "Vianello Doretto" a Pellestrina. La Corte di Cassazione ha
annullato, nei giorni scorsi, la sentenza di condanna emessa dalla
sezione monocratica del Tribunale di Mestre che aveva inflitto una pena
pecuniaria all’allora responsabile legale della società, Cristiano
Vianello Doretto, ritenendolo responsabile di gestione di attività di
smaltimento rifiuti non autorizzata. La terza sezione penale della
Suprema Corte, accogliendo l’istanza del difensore dell’imputato,
l’avvocato Monica Gazzola, ha annullato senza rinvio la sentenza nella
parte principale, perché il fatto non sussiste, rinviando il caso
nuovamente davanti al Tribunale per una seconda parte. «Aspettiamo il
deposito delle motivazioni - ha spiegato l’avvocato Gazzola - ma dal
dispositivo emerge che è stata accolta la nostra tesi: la ditta Vianello
Doretto ha operato sulla base di un’autorizzazione per materiale edile,
rifiuti inerti non pericolosi. La Cassazione ha disposto il rinvio al
primo giudice soltanto per una piccola parte dell’imputazione, relativa
ad alcuni rifiuti non autorizzati - del legname - rinvenuti da Arpav e
Guardia di Finanza».

      Il centro di stoccaggio era stato chiuso e
posto sotto sequestro nel 2003: da allora non ha più riaperto (creando
non pochi problemi a Pellestrina) e, solo di recente, la società ha
ottenuto il via libera ai lavori di adeguamento per ottenere una nuova
autorizzazione. Nel corso dei controlli del 2003, alla Vianello Doretto
furono contestate anche presunte irregolarità nella tenuta della
documentazione relativa a carico e scarico del materiale edile: la
sanzione di 500 mila euro (poi ridotta a 350 mila euro) è stata
impugnata davanti al Tribunale civile e il giudizio è tutt’ora in corso.
«Si tratta di una contestazione puramente formale - sostiene l’avvocato
Gazzola - I quantitativi di materiale sono stati indicati in metri cubi
invece che in litri o chilogrammi».