mercoledì 28 gennaio 2009

De Poli, braccio di ferro con l’armatore norvegese

Tutto ruota attorno a una nave che il committente non vorrebbe più, ma l’azienda replica. Ieri la protesta dei lavoratori

 

Braccio di ferro tra i cantieri De Poli e l’armatore norvegese che ha affidato all’industria di Pellestrina la costruzione di una nave. Ieri tra i lavoratori dei cantieri correva la voce che l’armatore avesse disdetto il contratto, per la situazione finanziaria dell’azienda. Nel sito della sua società infatti, sull’elenco delle nuove navi, le commesse affidate a Pellestrina non compaiono. L’armatore scandinavo avrebbe anche inviato una lettera ai De Poli, con cui rinunciava alla commessa.
      La De Poli, tuttavia, nel confermare che nel sito non c’è traccia della nave in costruzione a Pellestrina, ha sostenuto che si tratterebbe di un percorso per poter avviare una "trattativa" per ridurre il costo finale, che per metà è già stato pagato. E alla De Poli, al momento, non è arrivata alcuna disdetta.
      Tutto questo mentre eri mattina a Pallestrina si è vissuta una protesta dei lavoratori, dalle 7.30 alle 13, conclusa con l’annuncio di un incontro previsto per oggi, alle 10.30, con il prefetto. Erano presenti tutte le tute blu della De Poli in sit in, dinnanzi al cantiere, sulla strada fronte mare, con striscioni di protesta poggiati sul terrapieno del murazzo. Una protesta tutto sommato pacifica, con solo qualche momento di tensione, mediata dalla presenza dei carabinieri. La prima mossa fatta dagli operai è stata la chiusura di tutte le entrate esterne del cantiere, con catene e lucchetti, per impedire l’entrata degli amministratori, che, scesi dall’autobus e visto il movimento, si sono subito allontanati. Anche il blocco momentaneo degli autobus in circolazione non ha provocato tutto sommato esagerate proteste.
      La De Poli, però, non ha gradito l’azione di lotta.
      «Pur comprendendo le ragioni della manifestazione di protesta - afferma l’azienda in una nota - troviamo riprovevole gli atteggiamenti di violazione privata contro la proprietà e il lancio di insulti di cui, ieri, sono stati fatti oggetto alcuni esponenti dell’azienda. Di fronte alla richiesta di versamento degli stipendi, l’azienda sottolinea che proprio a partire dalla seconda metà di dicembre questi non siano potuti essere stati percepiti a causa del rifiuto da parte del sindacato della sottoscrizione della Cassa Integrazione richiesta nel mese di dicembre stesso. Tale rifiuto ha dunque comportato un arresto obbligato degli stipendi, che altrimenti sarebbero stati versati grazie all’intervento degli ammortizzatori sociali». Per i lavoratori la situazione sta diventando ingovernabile, vista la mancanza di informazioni e di decisioni immediate. Infatti, anche se il cantiere ha chiesto il concordato preventivo, e la direzione dell’azienda sarà assunta da un professionista nominato dal tribunale, anche se due banche hanno accettato di finanziare la conclusione delle navi in costruzione, l’incontro tra il commissario giudiziale e i creditori del cantiere avverrà soltanto il 22 febbraio. «Non sappiamo più che cosa fare - dicono gli operai - siamo soltanto contenti, a questo punto, che i De Poli, il Cda, gli amministratori, siano estromessi dalla proprietà, anche se in realtà si sono estromessi da soli».
      Annalisa Busetto