Il presidente Carella annuncia i prossimi nodi da affrontare. «Ma nel 2016 abbiamo fatto molto»
Per le Municipalità veneziane, con il
ritiro delle deleghe (sebbene il sindaco abbia promesso la rassegnazione
di recente) questo è stato un anno che si potrebbe definire "di
transizione" e di un parziale vuoto di competenze. Per il presidente
Danny Carella è stato comunque un anno impegnativo. «Assieme a un
combattivo gruppo di persone» racconta «abbiamo attivato il primo centro
anziani del Lido. Era una mancanza pesante, avendo il Lido una
popolazione prevalentemente anziana ed essendo molte le persone sole. A
Pellestrina abbiamo invece ricollocato il Centro anziani in una sede più
idonea, luminosa e spaziosa. Prosegue inoltre proficuamente anche la
collaborazione con il Piccolo Museo della Laguna Sud di San Pietro in
Volta. Altro grande risultato è stato quello di costituire il Consiglio
dei ragazzi, in sinergia con la scuola. La responsabilizzazione delle
nuove generazioni è una scommessa alla quale non vogliamo rinunciare».
Tra i punti dolenti piazzale Sme e area Mostra del cinema. «Il Piazzale
presenta ancora delle criticità che possono essere smussate» spiega «In
particolare abbiamo operato al fine di avere in zona terminal più posti
per le moto, e rimane ancora molto da fare per la manutenzione delle
aree destinate a parcheggio di biciclette. Abbiamo poi ottenuto
dall'Amministrazione la riduzione delle strisce blu e nuovi posti di
sosta breve in prossimità dei vaporetti. Per quanto riguarda l'area
della Mostra del Cinema l'Amministrazione sta procedendo con il
recupero: positivo. La cittadinanza rimane tuttavia in attesa di una
esposizione pubblica di ciò che sarà, con progetti dettagliati».
Quanto
alle spiagge «la situazione attuale dell'arenile di Pellestrina è
tragica» denuncia Carella «Urge un rinascimento perché è inutile parlare
di sviluppo turistico e balneare dell'isola se il mare si è "mangiato"
decine di metri di spiaggia. I fondi destinati dalla Regione devono
essere al più presto impiegati per ricreare la spiaggia sabbiosa, e il
Comune deve alzare la voce affinché non si perdano altri anni». Infine
il nodo viabilità. «Siamo in attesa di un incontro con l'assessore
Boraso» conclude «La pericolosità della circolazione stradale
rappresenta un problema, se parametrato al fatto che le due isole
misurano messe assieme una ventina di chilometri. Il numero di incidenti
è troppo elevato. In collaborazione con molte associazioni abbiamo
fatto una serie di commissioni per analizzare il problema».Massimo Tonizzo
domenica 8 gennaio 2017
sabato 31 dicembre 2016
Il San Pietro cresce con Cerilli «Per adesso obiettivo playoff»
Dopo la salvezza ottenuta nella passata
stagione, il Nuovo San Pietro in Volta, griffato Franco Cerilli, sta
veleggiando quest'anno nei quartieri alti della classifica nel girone L
di Seconda categoria. Terzo posto in classifica per i “sanpierotti”,
dietro la super corazzata San Martino di Pippo Maniero (13 vittorie ed
un pareggio in 14 gare disputate) e all'inseguimento dei Lions
Villanova, avanti di 6 punti rispetto agli isolani ma con una partita in
meno giocata. «Il nostro obiettivo» spiega proprio il chioggiotto, ex
vicentino dei tempi di Paolo Rossi «è quello di non subire un distacco
dalla seconda superiore ai sette punti, per giocarci i playoff». San
Pietro in Volta molto diverso rispetto allo scorso campionato. Il
presidente Giorgio Antiga, che di professione fa il dentista, ha
organizzato la società e la squadra per una stagione di alto livello. Il
ds Piero Scarpa, il dt Luca Scarpa ed il factotum Daniele Scarpa,
autentica icona del calcio sanpierotto, hanno fatto un buon lavoro ed i
risultati si vedono sul campo. «Si riesce a lavorare bene» conferma
Cerilli «ognuno nel rispetto dei propri ruoli. Ho una buona squadra, una
rosa folta al punto giusto composta da un ottimo mix tra giocatori
giovani e giocatori più esperti, con molti calciatori del posto che sono
ritornati dopo le esperienza fatte fuori dall'isola. Si sta anche
costruendo un buon settore giovanile con due tecnici preparati e bravi
come Andrea Ghezzo e Daniele Vianello, entrambi ex giocatori del
Chioggia Sottomarina, che può contare su circa un centinaio di ragazzini
e la collaborazione con il settore giovanile dell'Udinese».Eppure fare calcio a San Pietro in Volta non sembra facilissimo, visto che ad ogni trasferta bisogna prima prendere il vaporetto e poi la macchina. «In realtà essere stati inseriti nel girone padovano ci ha notevolmente avvantaggiato nelle trasferte» precisa il tecnico «certo, mancano i derby, ma va benissimo così. E comunque io ero stanco di prendere la macchina per andare ad allenare, meglio il vaporetto».
Cerilli continua dunque ad allenare fuori Chioggia. «Da
altre parti» dice con una vena di amarezza «forse sarei un punto di riferimento. Sono stato l'unico a portare il nome della mia città in giro per il mondo, però a Chioggia ho allenato solamente per due anni. Si vede che è proprio vero che nessuno è profeta in patria». Daniele Zennaro
venerdì 30 dicembre 2016
Anziano vessato da ragazzini preoccupazione nell’isola
È una persona benvoluta da tutti, alla quale da sempre non solo gli amici, ma tutti gli abitanti dell'isola hanno sempre dato una mano con piacere nei momenti di difficoltà. Eppure, da qualche tempo alcuni ragazzi, per noia e per mancanza di altro da fare che per vera e propria cattiveria, hanno cominciato a prendere di mira proprio lui, anziano e facile bersaglio, per una serie di scherzi iniziati con piccoli insulti e proseguiti poi fino agli atti di vandalismo contro la sua casa.
Ma ora, guidata dal presidente della Municipalità Danny Carella, l'intera Pellestrina è pronta a dare man forte alla vittima, vigilando sulla sua sicurezza e preparandosi, nel caso limite, a una denuncia contro gli autori del fatto per maltrattamenti. La notizia si è diffusa via internet proprio alla vigilia di Natale. A un anziano residente a Pellestrina, ben conosciuto nel l'isola, era stata rotta la porta di casa da un gruppo di 18enni del posto. Con il passare delle ore, si è appreso che il fatto risulta essere solo il culmine di una serie di derisioni e insulti che questo gruppetto di ragazzi rivolge all'anziano. «L’ ho visto», riportano su Facebook, «visibilmente agitato e spaesato per la paura mentre rincorreva dei ragazzi che lo deridevano in mezzo alla strada con le macchine che passavano». La reazione degli abitanti è stata una dura condanna e i ragazzi, se riconosciuti, ora potrebbero rischiare la denuncia. Sulla questione bullismo, interviene proprio il presidente Danny Carella. «Visto che Capodanno si avvicina»,
afferma, «mi appello al buonsenso di lidensi e pellestrinotti (soprattutto i più giovani) Ci si può divertire anche senza bruciare o rovesciare cassonetti, buttare megapetardi in prossimità di abitazioni, vandalizzare muri, stabili e monumenti ed essere molesti».Massimo Tonizzo
mercoledì 21 dicembre 2016
Bricola affiorante sfonda la prua della barca
Nel canale di San Pietro in Volta lo squarcio ha messo in pericolo il galleggiamento dell’imbarcazione
Barca di 12 metri rischia l'affondamento
per lo schianto contro un “coccodrillo” nei pressi di Pellestrina. Lo
sfondamento della chiglia causato da una bricola affiorante in laguna è
avvenuto domenica mattina alle 8.30 a circa 30 metri dalla riva di
fronte all'asilo comunale di San Pietro in Volta e poteva costare
l'incolumità di due diportisti residenti a Pellestrina, che
improvvisamente in piena navigazione hanno udito il botto provenire
dalla prua dell'imbarcazione. Appena i due si sono accorti del danno
importante che li poteva far affondare, hanno manovrato per rientrare
in cantiere, dove hanno ricoverato la barca in attesa di riparazione.
Una falla di grosse dimensioni aveva infatti danneggiato il lato destro
della prua per un danno che ammonta a circa 500 euro. La bricola si è
spaccata, dopo essere stata corrosa dai bivalvi, ed è parte di un gruppo
di bricole poco distante dal luogo dell'accaduto. La bricola killer
rappresenta ancora un pericolo nello stesso specchio di laguna nei
pressi di Pellestrina. La segnalazione dell'incidente durante la
navigazione è arrivata al gruppo “Diportisti Laguna Veneta”. «Le
istituzioni responsabili delle manutenzioni della segnaletica in
laguna», commenta il portavoce del gruppo Mirco Bodi, «visto che ad
oggi non sappiamo se è il Provveditorato alle opere pubbliche o la Città
Metropolitana, a suon di rimpalli fra chi deve stanziare i fondi,
stanno assistendo impassibili ad una vera e propria roulette russa che
fa rischiare la vita a chiunque percorra la laguna. Ringrazio per questa
segnalazione il nostro iscritto che ci permette di sottolineare
quanto siano pericolose le bricole vaganti, in questo periodo soprattutto per la navigazione del servizio di trasporto pubblico. Segnaliamo fra le zone più pericolose per le bricole danneggiate il canale nord di Sant'Erasmo. Carente anche l'illuminazione in laguna».Francesco Macaluso
Barca di 12 metri rischia l'affondamento
per lo schianto contro un “coccodrillo” nei pressi di Pellestrina. Lo
sfondamento della chiglia causato da una bricola affiorante in laguna è
avvenuto domenica mattina alle 8.30 a circa 30 metri dalla riva di
fronte all'asilo comunale di San Pietro in Volta e poteva costare
l'incolumità di due diportisti residenti a Pellestrina, che
improvvisamente in piena navigazione hanno udito il botto provenire
dalla prua dell'imbarcazione. Appena i due si sono accorti del danno
importante che li poteva far affondare, hanno manovrato per rientrare
in cantiere, dove hanno ricoverato la barca in attesa di riparazione.
Una falla di grosse dimensioni aveva infatti danneggiato il lato destro
della prua per un danno che ammonta a circa 500 euro. La bricola si è
spaccata, dopo essere stata corrosa dai bivalvi, ed è parte di un gruppo
di bricole poco distante dal luogo dell'accaduto. La bricola killer
rappresenta ancora un pericolo nello stesso specchio di laguna nei
pressi di Pellestrina. La segnalazione dell'incidente durante la
navigazione è arrivata al gruppo “Diportisti Laguna Veneta”. «Le
istituzioni responsabili delle manutenzioni della segnaletica in
laguna», commenta il portavoce del gruppo Mirco Bodi, «visto che ad
oggi non sappiamo se è il Provveditorato alle opere pubbliche o la Città
Metropolitana, a suon di rimpalli fra chi deve stanziare i fondi,
stanno assistendo impassibili ad una vera e propria roulette russa che
fa rischiare la vita a chiunque percorra la laguna. Ringrazio per questa
segnalazione il nostro iscritto che ci permette di sottolinearequanto siano pericolose le bricole vaganti, in questo periodo soprattutto per la navigazione del servizio di trasporto pubblico. Segnaliamo fra le zone più pericolose per le bricole danneggiate il canale nord di Sant'Erasmo. Carente anche l'illuminazione in laguna».Francesco Macaluso
martedì 20 dicembre 2016
Operaio morto al cantiere «Un anno di reclusione»
Caduto dall’impalcatura della nave in costruzione alla ex De Poli di
Pellestrina La pm Franceschetti ha chiesto la condanna di tre imputati
per omicidio colposo
In tre mesi erano morti in due, entrambi
operai delle ditte che lavoravano in subappalto all’interno del
cantiere De Poli di Pellestrina, ora acquisito dall’Actv. Ditte che
della velocità dell’esecuzione dei lavori facevano il loro principale
obiettivo e che imponevano ai dipendenti ritmi spesso insopportabili.
Ieri, nell’udienza per l’omicidio colposo di Marijan Panic, la pubblico
ministero Carlotta Franceschetti ha chiesto la condanna a un anno di
reclusione per l’ex dirigente del cantiere, Massimo Iuris, per il
responsabile del servizio prevenzione Marco Cappon e per il capo dei
carpentieri Gianluca Pagan, i cui difensori (gli avvocati Luigi
Ravagnan, Alessandro Rampinelli e Andrea Galli hanno chiesto il rito
abbreviato). Mentre i titolari della ditta di cui era dipendente Panic, i
fratelli croati Damir e Marian Peranovic) hanno raggiunto l’accordo con
la rappresentante della Procura per patteggiare un anno.
Il giudice ha rinviato l’udienza al 7 febbraio per la sentenza. L’avvocato Piero Pozzan, che rappresentava i familiari della vittima, non si è costituito parte civile perché la famiglia è stata risarcita.
I fatti sono del lontano 7 febbraio 2007. Tre mesi dopo, nello stesso cantiere, sarebbe deceduto un altro operaio, questa volta di origini romene. Panic era un carpentiere e mentre gli altri dipendenti erano in mensa a mangiare lui era sulle impalcature a lavorare, stava svolgendo lavori di carpenteria sulla nuova nave che i De Poli stavano costruendo. Stando alla pubblico ministero, che ieri ha tenuto la sua requisitoria nei confronti dei tre imputati italiani, la vittima sarebbe caduto in sala macchine da un’impalcatura da un’altezza tra i cinque e i sei metri, battendo la testa e spirando quasi subito a causa di un gravissimo trauma cranico. La difesa, invece, sostiene, utilizzando anche le conclusioni alle quali sarebbe giunto il medico legale, che il decesso sarebbe stato causato sì dal trauma cranico, che però non sarebbe stato provocato dalla caduta ma da un pesante oggetto che avrebbe sfondato il cranio mentre Panic si trovava a terra. Il medico legale, infatti, sostiene che se l’operaio croato fosse caduto da sei metri avrebbe riportato anche fratture in altre parti del corpo, cosa che non è accaduta.
Ora, toccherà al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Venezia Roberta Marchiori soppesare le richieste
della rappresentante dell’accusa e quelle dei tre agguerriti difensori, che puntano ad una assoluzione o comunque ad una condanna meno pesante. Tra l’altro Iuris ha già patteggiato una pena di oltre un anno per la morte dell’operaio romeno.Giorgio Cecchetti
In tre mesi erano morti in due, entrambi
operai delle ditte che lavoravano in subappalto all’interno del
cantiere De Poli di Pellestrina, ora acquisito dall’Actv. Ditte che
della velocità dell’esecuzione dei lavori facevano il loro principale
obiettivo e che imponevano ai dipendenti ritmi spesso insopportabili.
Ieri, nell’udienza per l’omicidio colposo di Marijan Panic, la pubblico
ministero Carlotta Franceschetti ha chiesto la condanna a un anno di
reclusione per l’ex dirigente del cantiere, Massimo Iuris, per il
responsabile del servizio prevenzione Marco Cappon e per il capo dei
carpentieri Gianluca Pagan, i cui difensori (gli avvocati Luigi
Ravagnan, Alessandro Rampinelli e Andrea Galli hanno chiesto il rito
abbreviato). Mentre i titolari della ditta di cui era dipendente Panic, i
fratelli croati Damir e Marian Peranovic) hanno raggiunto l’accordo con
la rappresentante della Procura per patteggiare un anno. Il giudice ha rinviato l’udienza al 7 febbraio per la sentenza. L’avvocato Piero Pozzan, che rappresentava i familiari della vittima, non si è costituito parte civile perché la famiglia è stata risarcita.
I fatti sono del lontano 7 febbraio 2007. Tre mesi dopo, nello stesso cantiere, sarebbe deceduto un altro operaio, questa volta di origini romene. Panic era un carpentiere e mentre gli altri dipendenti erano in mensa a mangiare lui era sulle impalcature a lavorare, stava svolgendo lavori di carpenteria sulla nuova nave che i De Poli stavano costruendo. Stando alla pubblico ministero, che ieri ha tenuto la sua requisitoria nei confronti dei tre imputati italiani, la vittima sarebbe caduto in sala macchine da un’impalcatura da un’altezza tra i cinque e i sei metri, battendo la testa e spirando quasi subito a causa di un gravissimo trauma cranico. La difesa, invece, sostiene, utilizzando anche le conclusioni alle quali sarebbe giunto il medico legale, che il decesso sarebbe stato causato sì dal trauma cranico, che però non sarebbe stato provocato dalla caduta ma da un pesante oggetto che avrebbe sfondato il cranio mentre Panic si trovava a terra. Il medico legale, infatti, sostiene che se l’operaio croato fosse caduto da sei metri avrebbe riportato anche fratture in altre parti del corpo, cosa che non è accaduta.
Ora, toccherà al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Venezia Roberta Marchiori soppesare le richieste
della rappresentante dell’accusa e quelle dei tre agguerriti difensori, che puntano ad una assoluzione o comunque ad una condanna meno pesante. Tra l’altro Iuris ha già patteggiato una pena di oltre un anno per la morte dell’operaio romeno.Giorgio Cecchetti
sabato 17 dicembre 2016
Karate Pellestrina, festa e amicizia
Una quarantina di giovani hanno partecipato nei giorni scorsi al 19°
Trofeo ScuolaSport di karate organizzato nell'aula magna della scuola
media Loredan di Pellestrina. Protagonisti dentro e fuori il tatami sono
stati atleti e dirigenti del Gruppo Karate Pellestrina per i quali il
trofeo valeva anche come gara sociale di fine anno. Clima di festa in
vista del Natale che si avvicina, ma anche un sano agonismo hanno
completato la giornata di sport sull'isola. Una occasione nella quale le
famiglie degli atleti hanno mostrato ancora una volta lo spirito
solidale di Pellestrina e dei suoi abitanti, raccogliendo fondi per
poter aiutare i terremotati del centro Italia. Per il locale Gruppo
Karate un altro passo avanti a livello societario in vista anche dei
prossimi appuntamenti agonistici. (s.b.)
mercoledì 14 dicembre 2016
Il presidente Carella «Poche luminarie nelle nostre isole»
Poche luminarie disponibili, e così il presidente della Municipalità
manifesta il proprio disappunto per la «poca considerazione» rivolta
alle isole del Lido e Pellestrina dall'amministrazione comunale in vista
del prossimo Natale. «Per carità», aggiunge Danny Carella, «è pur vero
che sono stati messi degli abeti nelle piazze delle due isole, però è
indubbio che Mestre e la terraferma hanno ricevuto attenzioni
decisamente differenti. Qui ci si è arrangiati come si è potuto, con il
solito sforzo da parte dei commercianti e degli esercenti, con i
residenti che stanno addobbando e illuminando balconi e giardini, ma le
strade sono senza luminarie». In passato, la Municipalità disponeva di
un buon numero di fili di luce, ma con il passare degli anni ne sono
stati persi l'80 per cento tra malfunzionamenti e usura. «Ci sono
rimasti circa venti metri di luminarie, ma cosa possiamo farci per due
isole?», si chiede Carella. «Il decentramento non ha soldi per
iniziative più importanti e urgenti, tanto più per acquistarne di nuove e
costano parecchio, sarebbe dovuto semmai intervenire il Comune,
destinando anche alle nostre due isole un po' di luci per abbellire le
strade principali. Ma negli ultimi anni la situazione non è purtroppo
mai cambiata» conclude il presidente della Municipalità. (s.b.)
giovedì 8 dicembre 2016
Le isole si fanno belle arriva il concorso per luci e addobbi
Ci sono poche luminarie tra Lido e
Pellestrina? Ecco che gli stessi residenti possono fare qualcosa per
rendere ancora più belle le case, i giardini e i negozi. Dopo
un’ulteriore proroga per le tante domande ricevute, scadrà lunedì il
termine per iscriversi al concorso di Natale “Balconi e vetrine
addobbati e illuminati”.
La Municipalità, nel contesto delle varie iniziative per le feste, ha indetto il concorso per rendere nel periodo festivo ancora più gradevoli le due isole e lo ha aperto sia agli abitanti per decorare case e giardini, che ai negozianti per le loro vetrine. Basterà ritirare la scheda di partecipazione nelle sedi municipali di Lido e Pellestrina o a Palazzo del Podestà di Malamocco, oppure scaricandola da Internet dal sito istituzionale del decentramento. Poi, entro le 12 di lunedì, bisogna consegnarla, adeguatamente compilata, agli uffici degli Affari Istituzionali o inviarla ad assistenzaorgani.lido@comune.venezia.it.
Gli allestimenti esposti dovranno rimanere ben visibili fino al 5 gennaio prossimo. Sempre lunedì sarà comunicata la composizione della giuria che dovrà poi decidere quali saranno gli addobbi migliori,
con i primi tre classificati nella categoria delle abitazioni e altrettanti per quella delle attività commerciali. La proclamazione dei vincitori è prevista nelle sedi municipali il 21 dicembre, mentre le premiazioni il 12 gennaio alle 17.30 nella sala consiliare del Lido. (s.b.)
La Municipalità, nel contesto delle varie iniziative per le feste, ha indetto il concorso per rendere nel periodo festivo ancora più gradevoli le due isole e lo ha aperto sia agli abitanti per decorare case e giardini, che ai negozianti per le loro vetrine. Basterà ritirare la scheda di partecipazione nelle sedi municipali di Lido e Pellestrina o a Palazzo del Podestà di Malamocco, oppure scaricandola da Internet dal sito istituzionale del decentramento. Poi, entro le 12 di lunedì, bisogna consegnarla, adeguatamente compilata, agli uffici degli Affari Istituzionali o inviarla ad assistenzaorgani.lido@comune.venezia.it.
Gli allestimenti esposti dovranno rimanere ben visibili fino al 5 gennaio prossimo. Sempre lunedì sarà comunicata la composizione della giuria che dovrà poi decidere quali saranno gli addobbi migliori,
con i primi tre classificati nella categoria delle abitazioni e altrettanti per quella delle attività commerciali. La proclamazione dei vincitori è prevista nelle sedi municipali il 21 dicembre, mentre le premiazioni il 12 gennaio alle 17.30 nella sala consiliare del Lido. (s.b.)
mercoledì 23 novembre 2016
Guarì dopo le preghiere, per la scienza non c’era speranza
Prima i drammatici sintomi e una
diagnosi che non lascia speranze, poi un’improvvisa guarigione. Il
protagonista di quello che tutti a Pellestrina considerano un miracolo è
un uomo di 40 anni che oggi, a dieci anni dalla scoperta di una
malattia ritenuta incurabile, ha una vita normale. All’epoca
dell’episodio aveva 30 anni. I medici gli diagnosticano una malattia
molto grave, con un’aspettativa di vita di massimo due anni. L’uomo non
viene sottoposto ad alcuna operazione chirurgica, ma all’improvviso la
malattia sparisce. «Noi crediamo che il merito sia tutto di padre
Raimondo», raccontano alcuni membri del Postulato per la causa di
canonizzazione, «il giovane e tutta la famiglia si affidarono nella
preghiera a padre Calcagno, chiesero a lui un’intercessione per la
guarigione. In questa fase non possiamo svelare le generalità del
giovane. Lui e la sua famiglia sono testimoni importanti nel processo di
canonizzazione. La scienza non ha una spiegazione per quello che è
successo. Per la medicina il destino del giovane era segnato. Oggi, dopo
le preghiere, è invece in piena salute. I controlli eseguiti
periodicamente da allora non hanno
mai più rilevato traccia del male, tanto che oggi i medici hanno decretato che non sono più nemmeno necessari i controlli». Il caso è stato seguito da medici locali, ma è stato anche sottoposto, per ulteriori verifiche, agli specialisti che seguono a Roma le cause di canonizzazione.
mai più rilevato traccia del male, tanto che oggi i medici hanno decretato che non sono più nemmeno necessari i controlli». Il caso è stato seguito da medici locali, ma è stato anche sottoposto, per ulteriori verifiche, agli specialisti che seguono a Roma le cause di canonizzazione.
Padre Raimondo Calcagno verso la beatificazione
I membri del Tribunale ecclesiastico accerteranno se ha compiuto un
miracolo Nato nel 1888, si formò dai Filippini. Fu benvoluto da tutti
per la sua bontà
Aperto il processo canonico per verificare se padre Raimondo Calcagno, già dichiarato venerabile da papa Francesco il 7 novembre 2014, abbia compiuto un miracolo dopo la morte, guarendo un giovane di Pellestrina. Il miracolo è un elemento che si aggiunge ai molti altri requisiti per la beatificazione che i fedeli di Chioggia inseguono dal 1991.
Padre Raimondo era un filippino, educatore, biblista ed esperto in diritto canonico. Lunedì scorso il vescovo monsignor Adriano Tessarollo ha nominato il Tribunale ecclesiastico che si occuperà di verificare se l’episodio di guarigione del giovane di Pellestrina, affidatosi nella preghiera a padre Calcagno, sia da considerarsi presupposto certo per la beatificazione. Si avvia così un’ulteriore tappa di un iter che non sarà di certo breve.
Per la comunità di Chioggia padre Raimondo è sempre stato considerato un santo, prima e al di là dell’episodio di Pellestrina che si è verificato una decina di anni fa. Di santità se n’era già parlato subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1964, perché la sua vita e la sua professione sacerdotale sono sempre state considerate “straordinarie”. Il religioso fu punto di riferimento indiscusso per bambini, giovani e famiglie. A lui si deve l’istituzione dell’oratorio dei Padri Filippini dove trovarono una casa anche molti orfani del Dopoguerra, quando il mare spesso impediva il ritorno a casa dei capifamiglia.
Padre Calcagno nacque nel 1888. Nel 1914 istituì l’oratorio ricreatorio San Filippo Neri e diresse dal 1921 al 1947 il patronato San Girolamo Emiliani. Qui raccolse e formò, civilmente e cristianamente, tanti bambini, giovani abbandonati nelle calli e orfani della città. Fu assiduo confessore, padre spirituale di sacerdoti e seminaristi, apprezzato teologo e giurista.
La causa di canonizzazione si è aperta nel 1991 a Chioggia, sotto la guida dell’allora vescovo Alfredo Magarotto, per poi spostarsi a Roma, alla Congregazione delle cause dei santi. Il presupposto per la richiesta di beatificazione faceva leva sulla profonda carità del sacerdote, sulla sua spiritualità e sulle gesta a favore dei poveri e degli ultimi.
Oggi però nel percorso verso la santità si è inserito un nuovo elemento, la guarigione del giovane di Pellestrina. Ai primi di ottobre padre Ermanno Caccia dell’Oratorio filippino di Chioggia, postulatore della causa di canonizzazione, dopo aver consultato medici specialisti e con il parere della Congregazione delle cause dei santi, ha presentato al vescovo Tessarollo la richiesta di prendere in esame e di istituire un processo canonico proprio su questo episodio.
Alla richiesta ha allegato una “Relazione particolareggiata del caso” e un elenco di testimoni, tra cui il medico curante del giovane e i familiari. Il vescovo Adriano, dopo alcune consulenze, lunedì ha nominato i membri del Tribunale ecclesiastico che sarà formato dall’arcivescovo emerito di Gorizia monsignor Dino De Antoni, dal monsignor Alfredo Mozzato e dal professor Paolo Padoan. Dopo la nomina, i membri hanno prestato giuramento, come previsto dalle norme canoniche.
Lo scopo del processo è accertare la natura e la gravità della malattia, la guarigione inspiegabile alla luce della scienza medica e se tale guarigione sia da attribuirsi all’intercessione
del venerabile padre Calcagno. Si apre quindi un altro capitolo nel percorso di canonizzazione che, se si concluderà positivamente come i fedeli chioggiotti auspicano, porterà alla beatificazione di padre Raimondo. Elisabetta Boscolo Anzoletti
Aperto il processo canonico per verificare se padre Raimondo Calcagno, già dichiarato venerabile da papa Francesco il 7 novembre 2014, abbia compiuto un miracolo dopo la morte, guarendo un giovane di Pellestrina. Il miracolo è un elemento che si aggiunge ai molti altri requisiti per la beatificazione che i fedeli di Chioggia inseguono dal 1991.
Padre Raimondo era un filippino, educatore, biblista ed esperto in diritto canonico. Lunedì scorso il vescovo monsignor Adriano Tessarollo ha nominato il Tribunale ecclesiastico che si occuperà di verificare se l’episodio di guarigione del giovane di Pellestrina, affidatosi nella preghiera a padre Calcagno, sia da considerarsi presupposto certo per la beatificazione. Si avvia così un’ulteriore tappa di un iter che non sarà di certo breve.
Per la comunità di Chioggia padre Raimondo è sempre stato considerato un santo, prima e al di là dell’episodio di Pellestrina che si è verificato una decina di anni fa. Di santità se n’era già parlato subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1964, perché la sua vita e la sua professione sacerdotale sono sempre state considerate “straordinarie”. Il religioso fu punto di riferimento indiscusso per bambini, giovani e famiglie. A lui si deve l’istituzione dell’oratorio dei Padri Filippini dove trovarono una casa anche molti orfani del Dopoguerra, quando il mare spesso impediva il ritorno a casa dei capifamiglia.
Padre Calcagno nacque nel 1888. Nel 1914 istituì l’oratorio ricreatorio San Filippo Neri e diresse dal 1921 al 1947 il patronato San Girolamo Emiliani. Qui raccolse e formò, civilmente e cristianamente, tanti bambini, giovani abbandonati nelle calli e orfani della città. Fu assiduo confessore, padre spirituale di sacerdoti e seminaristi, apprezzato teologo e giurista.
La causa di canonizzazione si è aperta nel 1991 a Chioggia, sotto la guida dell’allora vescovo Alfredo Magarotto, per poi spostarsi a Roma, alla Congregazione delle cause dei santi. Il presupposto per la richiesta di beatificazione faceva leva sulla profonda carità del sacerdote, sulla sua spiritualità e sulle gesta a favore dei poveri e degli ultimi.
Oggi però nel percorso verso la santità si è inserito un nuovo elemento, la guarigione del giovane di Pellestrina. Ai primi di ottobre padre Ermanno Caccia dell’Oratorio filippino di Chioggia, postulatore della causa di canonizzazione, dopo aver consultato medici specialisti e con il parere della Congregazione delle cause dei santi, ha presentato al vescovo Tessarollo la richiesta di prendere in esame e di istituire un processo canonico proprio su questo episodio.
Alla richiesta ha allegato una “Relazione particolareggiata del caso” e un elenco di testimoni, tra cui il medico curante del giovane e i familiari. Il vescovo Adriano, dopo alcune consulenze, lunedì ha nominato i membri del Tribunale ecclesiastico che sarà formato dall’arcivescovo emerito di Gorizia monsignor Dino De Antoni, dal monsignor Alfredo Mozzato e dal professor Paolo Padoan. Dopo la nomina, i membri hanno prestato giuramento, come previsto dalle norme canoniche.
Lo scopo del processo è accertare la natura e la gravità della malattia, la guarigione inspiegabile alla luce della scienza medica e se tale guarigione sia da attribuirsi all’intercessione
del venerabile padre Calcagno. Si apre quindi un altro capitolo nel percorso di canonizzazione che, se si concluderà positivamente come i fedeli chioggiotti auspicano, porterà alla beatificazione di padre Raimondo. Elisabetta Boscolo Anzoletti
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