Stasera alle 18 alla scuola media Loredan di Pellestrina ultimo dei tre appuntamenti su "Violenza intrafamiliare, analisi del fenomeno sul nostro territorio". Intervengono le psicologhe Alessandra Sitran e Fiorenza Fontanella, il medico Giulio Bergamasco, l’avvocato Rita Barbarotto. L’iniziativa presenterà il questionario distribuito negli ambulatori medici sulla violenza sulle donne.
giovedì 9 dicembre 2010
mercoledì 8 dicembre 2010
Piano dell’arenile approvato in Salvaguardia
Il piano particolareggiato per l’arenile di Pellestrina è stato approvato ieri dalla commissione di salvaguardia.
Si tratta di uno degli ultimi passaggi burocratici per creare, anche di questa battigia, una spiaggia attrezzata e gestita.
A questo punto, il piano tornerà a Ca’ Farsetti per la definitiva approvazione da parte del Consiglio comunale. E, a differenza dell’anno scorso, il tempo per arrivare preparati alla prossima stagione estiva non dovrebbe mancare.
In ballo, c’è l’assegnazione di questi nuovi stabilimenti balneari: di fatto dei piccoli chiostri, con servizi igienici, ombrelloni e sdraio.
Il piano ne prevede una decina, dai 50 ai 200 metri di lunghezza, per un totale di poco più di un chilometro e mezzo di spiaggia gestita, su un totale di 7 chilometri di arenile.
Una novità "storica" per Pellestrina, molto attesa, ma anche criticata.
In particolare, negli ultimi tempi c’è molta preoccupazione in isola per l’erosione della spiaggia.
Il piano prevede che ogni stabilimento venga sistemato a cavallo di un pennello, perchè è la zona più larga e profonda dell’arenile.
Il fatto è che, in molte parti, la sabbia è completamente sparita. Ostacolo non da poco per avviare uno nuovo stabilimento balneare.
Si tratta di uno degli ultimi passaggi burocratici per creare, anche di questa battigia, una spiaggia attrezzata e gestita.
A questo punto, il piano tornerà a Ca’ Farsetti per la definitiva approvazione da parte del Consiglio comunale. E, a differenza dell’anno scorso, il tempo per arrivare preparati alla prossima stagione estiva non dovrebbe mancare.
In ballo, c’è l’assegnazione di questi nuovi stabilimenti balneari: di fatto dei piccoli chiostri, con servizi igienici, ombrelloni e sdraio.
Il piano ne prevede una decina, dai 50 ai 200 metri di lunghezza, per un totale di poco più di un chilometro e mezzo di spiaggia gestita, su un totale di 7 chilometri di arenile.
Una novità "storica" per Pellestrina, molto attesa, ma anche criticata.
In particolare, negli ultimi tempi c’è molta preoccupazione in isola per l’erosione della spiaggia.
Il piano prevede che ogni stabilimento venga sistemato a cavallo di un pennello, perchè è la zona più larga e profonda dell’arenile.
Il fatto è che, in molte parti, la sabbia è completamente sparita. Ostacolo non da poco per avviare uno nuovo stabilimento balneare.
Nube tossica in laguna, per la difesa non ci sono colpe
Sono iniziate le arringhe degli avvocati per l’incendio alla Polimeri del 2007
I vertici della Polimeri Europa non avrebbero colpe per l’incendio all’impianto di craking di Marghera, il 3 luglio di tre anni fa. Tutto sarebbe stato causato dal cedimento di una tubazione, indipendente da qualsiasi responsabilità dell’azienda. Eccola la tesi della difesa, nel processo che si sta celebrando, con rito abbreviato, davanti al giudice per l’udienza preliminare di Venezia, Antonio Liguori. Sei dirigenti devono rispondere, a vario titolo, dell’accusa di disastro colposo: in seguito a quell’incidente, infatti, si sprigionò una nube tossica che investì in pieno Pellestrina.
In loro difesa, la Polimeri Europa ha fatto scendere in campo una schiera di avvocati, per lo più milanesi. Ieri hanno cominciato il professor Carlo Federico Grosso e Luigi Stella. Se nella sua requisitoria il pubblico ministero, Lucia D’Alessandro, aveva insistito sulla mancata manutenzione di una valvola che, con il suo malfunzionamento, sarebbe stata all’origine dell’incendio, gli avvocati hanno fornito una diversa ricostruzione dell’accaduto. Hanno sostenuto che quella valvola non aveva problemi - come sostengono, invece, i consulenti dell’accusa - che non c’è la prova che sia stata all’origine della fuoriuscita di olio, che semmai tutto va imputato al cedimento di una tubazione. Una tesi contro l’altra, insomma, su dettagli molto tecnici.
E non è ancora finita. I difensori dovranno concludere la loro arringa nell’udienza di venerdì prossimo. A quel punto, il giudice potrebbe decidere di ascoltare i consulenti tecnici per dei chiarimenti su aspetti emersi nel corso della discussione. Infine, la parola tornerà al pm e alle parti civili (si sono costituiti il ministero dell’Ambiente, il Comune e il Wwf) che faranno le loro richieste. E vista la complessità del caso, è probabile che per la sentenza ci sarà bisogno di un altro rinvio.
In loro difesa, la Polimeri Europa ha fatto scendere in campo una schiera di avvocati, per lo più milanesi. Ieri hanno cominciato il professor Carlo Federico Grosso e Luigi Stella. Se nella sua requisitoria il pubblico ministero, Lucia D’Alessandro, aveva insistito sulla mancata manutenzione di una valvola che, con il suo malfunzionamento, sarebbe stata all’origine dell’incendio, gli avvocati hanno fornito una diversa ricostruzione dell’accaduto. Hanno sostenuto che quella valvola non aveva problemi - come sostengono, invece, i consulenti dell’accusa - che non c’è la prova che sia stata all’origine della fuoriuscita di olio, che semmai tutto va imputato al cedimento di una tubazione. Una tesi contro l’altra, insomma, su dettagli molto tecnici.
E non è ancora finita. I difensori dovranno concludere la loro arringa nell’udienza di venerdì prossimo. A quel punto, il giudice potrebbe decidere di ascoltare i consulenti tecnici per dei chiarimenti su aspetti emersi nel corso della discussione. Infine, la parola tornerà al pm e alle parti civili (si sono costituiti il ministero dell’Ambiente, il Comune e il Wwf) che faranno le loro richieste. E vista la complessità del caso, è probabile che per la sentenza ci sarà bisogno di un altro rinvio.
Petroliera della De Poli coinvolta in un incidente
(L.M.) Spaventoso incidente nautico, nei giorni scorsi, sul Mar Nero della nave «Alessandro DP», costruita a Pellestrina, del gruppo «olandese» «De Poli Tankers BV» che fa capo alla famiglia De Poli di Pellestrina. Il bilancio della tragica collisione, avvenuta a circa 15 miglia da Capo Nessebar, è di cinque morti, tutti appartenenti all'equipaggio della «Karam 1», nave affondata battente bandiera della Sierra Leone. L'altra nave appunto la «Alessandro DP» realizzata in laguna era una petroliera olandese che era in viaggio per Varna. Era vuota e i danni sono minimi Le due navi, quasi certamente per colpa di una disattenzione in fase di manovra, sono andate in collisione prima di entrare in porto.
Trentamila euro per il palasport
Trentamila euro: questo è ciò che il Comune è riuscito a investire in questi giorni per la messa in sicurezza del palasport di Portosecco, danneggiato il 23 luglio scorso dalla tromba d’aria che ha devastato l’isola di Pellestrina. Denaro che non proviene dalle casse di Ca’ Farsetti, ma dal rimborso assicurativo dell’altra tromba d’aria che due anni prima aveva già colpito lo stesso impianto. Ora il Comune è alle prese con la perizia che servirà al secondo rimborso assicurativo, valevole per tutte le strutture pubbliche dell’isola danneggiate l’estate scorsa. Si parla non solo del palasport, ma anche della Remiera di Portosecco, della scuola Zendrini, della Goldoni e dei due campi di calcio. «Contiamo di chiudere la perizia entro la fine di dicembre e di poter arrivare al rimborso assicurativo nel corso del mese di gennaio - precisa l’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni - L’auspicio è quello di avviare al più presto i lavori per completare tutti gli interventi entro entrola prossima estate. Intanto stiamo procedendo anche con la preparazione dei progetti definitivi di restauro, così da avere tutto pronto nello stesso momento». Ma se sul fronte dei rimborsi assicurativi l’iter procede, non si può dire altrettanto di quelli destinati alla popolazione e attesi dallo Stato. «Non possiamo certo dirci soddisfatti di ciò che sta accadendo - aggiunge Maggioni - Noi siamo abituati a mantenere le promesse e lo stiamo facendo su ciò che ci compete, mentre da Roma sono stati tutti lesti ad arrivare a Pellestrina per le verifiche e le promesse, ma la gente non ha ancora visto un centesimo dopo quattro mesi e mezzo. Soldi dei quali c’è assoluto bisogno, visto che gli abitanti hanno fatto i restauri di tasca propria. Siamo di fronte a un film già visto purtroppo molte volte». Un concetto ribadito anche dal presidente della Municipalità, Giorgio Vianello. «Attendiamo fiduciosi, ma è una situazione assurda. Anche nel contesto del palasport di Portosecco serve massima attenzione, perchè la pioggia continua a entrare dal tetto e a fare danni. Le società sportive hanno intanto trovato posto nelle palestre delle scuole, riducendosi le ore e armandosi di grande pazienza». (s.b.)
lunedì 6 dicembre 2010
Pellestrina, morìa di vongole causata dall'acqua dolce scaricata dai fiumi
La grande quantità di acqua dolce scaricata dai fiumi in Adriatico (con annessa riduzione della salinità e aumento dell’inquinamento) e lo scavo dei giacimenti di sabbia al largo per il ripascimento degli arenili, sono alcune delle cause che stanno provocando morie di vongole e la riduzione del numero di fasolari pescabili in mare. Queste le motivazioni dell’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, in risposta all’interrogazione presentata dal consigliere Alessandro Scarpa (Lista Bettin) sul tema della crisi della pesca in mare davanti alla costa veneziana. Bettin ha precisato che «le competenze in merito non spettano al Comune, e che l’Arpav dal 2004 mantiene un costante monitoraggio della fascia costiera veneziana. Il Comune ha, però, già manifestato la disponibilità a partecipare ad attività promosse dalla Regione per migliorare la situazione». Il consigliere Scarpa si era attivato a fronte della grave situazione economica che colpisce in particolare il comparto della pesca a Pellestrina, isola che già soffre di pesanti ripercussioni nel settore della cantieristica, altro settore economico particolarmente in difficoltà. (s.b.)
domenica 5 dicembre 2010
La via crucis di un pensionato in attesa dell’intervento
(L.M.) Dimesso dal pronto soccorso dell'ospedale civile dopo 20 è arrivato a casa a Pellestrina all'1.15 di notte. Per poi rimettersi in moto alle 7 del mattino per ritornare nello stesso ospedale, visto che, al momento del primo ricovero, lo specialista non era in servizio, mentre sarebbe stato in ambulatorio l'indomani mattina. Ecco spiegata, in sintesi, una «via crucis» che un pensionato di 76 anni di Pellestrina, con una periartrite, ha dovuto affrontare. Un esempio di come raggiungere da Pellestrina il pronto soccorso dell'ospedale civile possa diventare un viaggio infernale. C'è, però, un ulteriore dato significativo della vicenda: conclusi i primi accertamenti, vista l'ora già tarda, il paziente, saputo che doveva tornare il mattino successivo, aveva chiesto di poter rimanere a dormire, in pronto soccorso, anche su una barella, per evitare il doppio viaggio di andata e ritorno, oltre ad un ulteriore aggravio di impegni per gli operatori del Suem. Ma, vista la situazione, il personale ha valutato che non si potesse procedere al ricovero, per cui la risposta è stata negativa. Il «caso», inoltre, ha messo in risalto come tre idroambulanze per tutto il centro storico e isole, non siano sufficienti. Il pensionato di Pellestrina non aveva una situazione clinica grave, e così, come priorità, è stato scavalcato da situazioni più urgenti. Con conseguente attesa a vuoto per ore.
sabato 4 dicembre 2010
Pellestrina-ospedale e ritorno in 12 ore
Un cardiopatico di Pellestrina, dopo essersi sentito male giovedì mattina, è stato costretto ad attendere sull’isola per due ore e mezza l’arrivo dell’idroambulanza, poi altre 5 ore all’Ospedale Civile per poter tornare a casa dopo aver concluso le visite. Il caso è stato sollevato dal consigliere comunale Alessandro Scarpa «Marta», dopo aver ricevuto le lamentele da parte della figlia del protagonista della vicenda. «Mio padre si è sentito male al mattino, presentava gonfiore agli arti e dolori al corpo - racconta la figlia del cardiopatico 76enne di Pellestrina - Ci siamo rivolti ai servizi di distretto dell’isola e alle 13.20 il medico ha chiamato il Suem per avere una barca. E’ arrivata solo alle 15.40 e c’è voluta un’ora per raggiungere il Civile. Dopo le visite - mio padre ha alcuni pacemaker - alle 19 abbiamo chiesto il rientro, ma solo a mezzanotte siamo riusciti ad avere una idroambulanza e all’1 siamo arrivati a Pellestrina. Ringrazio per tutto quello che hanno fatto i medici di Pellestrina e dell’ospedale, tutto il personale del 118, ma è uno scandalo che manchino barche e ci siano attese simili. A Pellestrina serve una convenzione coi volontari». Scarpa aggiunge che «bisogna tenere conto della specificità della laguna e delle sue isole. Servono più fondi, servono idroambulanze e personale perchè solo tra Lido e Pellestrina ci sono 25mila abitanti, che in estate aumentano enormemente. I servizi sanitari, come i trasporti, non possono mancare».
venerdì 3 dicembre 2010
Patteggia un anno per un incidente mortale
L’autista del furgoncino delle mense di Pellestrina provocò il decesso di Loredano Scarpa
Lorenzo Mayer
mercoledì 1 dicembre 2010
Grossista di vongole "abusive"
Blitz della squadra navale della Guardia di finanza in una cooperativa dell’isola
Mancavano i documenti di identificazione, i militari sequestrano 609 chili di molluschi
La squadra navale ha infatti intensificato le verifiche nelle acque lagunari, in particolare sul fronte della pesca delle vongole. Lunedì, quindi, un equipaggio della stazione navale veneziana ha effettuato un controllo in un centro di spedizioni di vongole a Pellestrina. Nel corso dell’ispezione i militari della Guardia di finanza hanno trovato 609 chilogrammi di vongole veraci che erano totalmente prive di registrazione e di identificazione dei vari lotti. Tutte cose che sono invece previste dalla legge.
Ai vertici della cooperativa, che non sono stati in grado di dimostrare agli inquirenti la regolare provenienza del prodotti, è stata così inflitta una sanzione di duemila euro.
Secondo i militari della Sezione navale quel prodotto ittico potrebbe anche arrivare da una illecita attività di pesca in laguna.
Le vongole al centro della vicenda sono state in un primo momento sequestrate e in una fase successiva, come spesso accade in queste circostanze, sono state rigettate nelle acque lagunari. Il prodotto ittico erano ancora vivo.
G.P.B
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