venerdì 9 ottobre 2009

Commemorazione del "Giudecca"


Domenica 11, alle 11, nella chiesa arcipretale di Ognissanti a
Pellestrina, si terrà una messa in ricordi delle vittime
dell’affondamento della motonave "Giudecca" avvenuto per un’incursione
aerea nel 1944. Prima della cerimonia religiosa ci sarà un corteo da
Sestier Zennari. Una corona d’alloro sarà deposta sul monumento alle
vittime e sul cippo dei Caduti. Una corsa speciale Actv è prevista alle
9.15 da Riva Schiavoni a Pellestrina.


Abete "grazia" un giocatore del Pellestrina


Il presidente della Figc Giancarlo Abete ha concesso la “grazia” al
calciatore Williams Busetto (Pellestrina) annullando la squalifica che
scadeva il 2 giugno 2010. In Seconda categoria ammenda di 100 euro al
Cavarzere “per aver sollecitato ed ottenuto dall'arbitro la concessione
di 1’ di raccoglimento nonostante la negata autorizzazione”. In
Eccellenza due giornate di squalifica a Marco Destro (Sottomarina), in
Seconda categoria quattro giornate di squalifica a Nico Pera (Meolo).
(m.del.)


Nella rete i pescatori di vongole "chimiche"

Due abusivi denunciati: avevano raccolto 500 chili di molluschi nelle zone delle "dighette" a Fusina

Settecento chili di vongole sequestrate e successivamente rigettate in
acqua. E in questo totale figurano anche i 500 chili che sono stati
bloccati ieri notte nella zone delle "dighette", davanti a Fusina.

     
I carabinieri del Nucleo natanti in questi giorni hanno avviato
un’articolata offensiva in laguna per cercare di combattere la pesca
abusiva. Uno degli aspetti principali di questa problematica è quello
sanitario e per questa ragione gli uomini del Nucleo natanti sono
andati proprio a Fusina, area da sempre preclusa alla pesca per motivi
igienico-sanitari (e anche logici verrebbe da dire).

      A ridosso
dell’area industriale sono stati fermati due pescatori abusivi di
Pellestrina che, a bordo di una vongolara professionale, stavano
pescando con il rastrello vibrante. La verifica dei carabinieri ha
permesso di ritrovare 500 chili di molluschi e per i due pescatori è
scattata la denuncia. Sequestrate, oltre alla barca, anche le varie
attrezzature. In precedenza i carabinieri erano andati a Murano, nel
canale Bisatto, dove due pescatori di Treporti e Burano stavano agendo
in un’area proibita alla pesca e muniti di attrezzature del tutto
vietate. Dopo il sequestro di 100 chili sono così scattate le denunce.
La verifica si è poi conclusa con un’ispezione a Punta Sabbioni dove
tre persone, con attrezzatura subacquea, avevano già raccolto 30 chili.
Altri due pescatori sono stati sorpresi nel canale Ondello, sprovvisti
della licenza, e in questo caso sono stati bloccati altri 100 chili di
vongole. È così scattato il sequestro amministrativo del pescato e
dell’attrezzatura e sono state inflitte due multe.

     
«Complessivamente - affermano i carabinieri di San Zaccaria - sono
stati sequestrati 700 chili di vongole subito rigettati in acqua per un
valore di 4mila euro, le barche bloccate valgono 100mila euro mentre le
multe ammontano a mille euro. Nove i pescatori irregolari identificati.
I molluschi, oltre a non avere la documentazione sanitaria, provengono
da zone interdette alla pesca per motivi igienico-sanitari (come l’area
a ridosso del polo industriale di Porto Marghera) dove è alta la
presenza di metalli pesanti e diossine nei fondali». Secondo i militari
di San Zaccaria ci sono seri pericoli per i consumatori che, senza
nemmeno saperlo, rischiano di acquistare prodotti inquinati e anche
nocivi alla salute.

      Il Gazzettino proprio due giorni fa aveva
denunciato che nella zona delle cosiddette "dighette", a ridosso del
Petrolchimico, ogni notte c’è un gran via vai di caparozzolanti. Del
resto soprattutto nei canali industriali interni al Petrolchimico le
vongole crescono a ritmi vertiginosi grazie all’acqua calda della
centrale Enel di Fusina e ai "nutrienti" che provengono dagli stessi
canali, inquinatissimi. I vongolari abusivi da sempre pescano in quella
zona le vongole che poi finiscono nei nostri piatti. E negli ultimi
tempi la presenza dei barchini in tutte le zone vietate della laguna è
aumentata in modo spropositato. Ormai si trovano caparozzolanti abusivi
ai due lati del ponte della Libertà e addirittura in Canal salso dove
c’è una concentrazione unica di veleni.

martedì 6 ottobre 2009

Vittoria Risi, dall’hard all’arte


È un sogno che si avvera. Finalmente. Cullato fin da piccola sui banchi
di scuola quando - tra un problema e un dettato - si divertiva a
colorare con disegni fantastici i fogli bianchi del suo grande album. E
ora, dopo i successi raccolti come attrice hard in tutta Italia e non
solo, Vittoria Risi - veneziana doc di Pellestrina - si accinge ad
affrontare una nuova avventura umana nel mondo dell’arte. È una sfida
difficile, forse la più importante quella che l’aspetta, per lei
sicuramente la più attesa e desiderata. Il 23 ottobre prossimo,
infatti, si inaugura a Ca’ Vendramin Calergi - sede del Casinò
veneziano - la sua prima personale di pittura dal titolo "Il tempo
perduto". Nell’occasione esporrà sette grandi tele tutte incentrate sul
tema della vita, che riflettono uno stile originale e già chiaramente
collaudato, che lei stessa ama definire «astratto atmosferico». «Con
questa mia mostra - spiega con un pizzico di emozione Vittoria Risi -
vorrei poter esprimere a tutti la mia passione per un momento culturale
a cui mi sento quasi di appartenere, vale a dire il periodo letterario
di Proust, con le sue nostalgie legate al ricordo emotivo. Ma un po’ mi
ispiro anche a Turner per le sue atmosfere romantiche, che sfociano
quasi in una sorta di irreale astrattismo. Ecco è proprio questo forte
senso nostalgico della memoria e dell’immagine che vorrei trasmettere
con i miei quadri». Emozioni e sensazioni che prendono forma e colore -
come Vittoria confessa - in un meraviglioso contesto della natura: è la
laguna di Venezia, infatti, che accompagna la nascita dei suoi dipinti.
Uno scenario sicuramente familiare - anche se lontano dalla sua isola -
quello che lei ha scelto come suo atelier, un rifugio segreto dove ama
dar sfogo alla sua antica passione, nata prima all’Istituto d’arte e
perfezionatasi poi all’Accademia. «Nelle sue opere - annota il famoso
pittore veneziano, Ludovico De Luigi - affiora un lato altamente
poetico, anzi la sua vera e profonda identità. Sognate e sognanti
astrazioni dove gli oggetti perdono la loro connotazione materiale, per
lasciare il posto all’anima».


Il business delle vongole da «abusive» a regolari


E’ una nuova primavera per i caparozzolanti. Ma solo per quelli che
hanno vinto il terno al lotto di avere la concessione davanti a Fusina.
E, tra tutti, in particolare di quelli che si trovano più vicini al
Petrolchimico - come la coop. Agrimol. Del resto, si sa, da sempre le
vongole che crescono davanti all’area industriale sono "deluxe" grazie
all’acqua calda e a tutte le schifezze che escono da Marghera. Le
vongolette si "gonfiano" e diventano quelle prelibatezze che ci
troviamo nei piatti. Quelle vongole sono talmente piene di veleni che
da sempre è vietata la pesca nelle zone a ridosso del Petrolchimico e
in canale dei Petroli. Questo non toglie che da sempre davanti al
Petrolchimico ci sia ogni notte la ressa, con vongolari che arrivano da
Chioggia e da
Pellestrina, da Mestre e da
Punta Sabbioni. Ma fino ad un paio d’anni fa, almeno, si lottava ad
armi pari tra forze dell’ordine e caparozzolanti. Adesso invece è
cambiato tutto. Grazie alla Provincia. Non quella nuova, quella vecchia
di Davide Zoggia - e chissà se è un caso che Vania Falcone della coop.
Agrimol sia andata in lista con Zoggia portando a casa la bellezza di
185 voti per l’ex presidente alle ultime elezioni.

      Ma veniamo
alla storia, raccontata pari pari da uno che di mestiere fa proprio
questo, il caparozzolante. Partiamo dalla zona. La chiamano zona delle
dighette - 200 ettari di laguna - tra Fusina e la cassa di colmata, a
pochi metri dal canale dei Petroli. Lì si sono piazzate un certo numero
di cooperative di pescatori di Chioggia,
Pellestrina
e San Pietro in Volta. La zona è da sempre ritenuta una "nursery" delle
vongole e per anni e anni era stata tenuta libera proprio perchè il
novellame cresceva come da nessun’altra parte. I vongolari parlano di
un tappeto di vongole che arrivava a due metri di profondità e che si
rinnovava con estrema facilità forse proprio grazie alle acque calde
della centrale Enel di Fusina. Fatto sta che le vongole che nascono lì
sono considerate buone, non inquinate. Ecco perchè riuscire a piazzare
un allevamento di vongole da quelle parti era come vincere un terno al
lotto. I primi a piantare il paletto davanti a Fusina sono stati quelli
della cooperativa Agrimol - una trentina di soci - di Chioggia e della
cooperativa Camel - 30 soci - di San Pietro in Volta. La concessione
aveva sollevato un vero vespaio un anno e passa fa, al punto che la
Provincia - assessore Luigi Solimini - era stata costretta a rilasciare
le concessioni anche ad altre coop. e cioè Faro azzurro, Covemo, Opm e
La cavana, che insieme rappresentano quasi la metà degli operatori
della molluschicoltura lagunare, che operano tra Chioggia,
Pellestrina
e San Pietro. Certo, non era stata una cosa semplice. Gli esclusi
semplicemente prima avevano minacciato ritorsioni in stile guerra delle
vongole dei tempi passati e poi si erano rivolti alla Procura. Solimini
ha messo d’accordo tutti distribuendo qualche ettaro di laguna a testa.

      E adesso sono tutti tranquilli. Vediamo perchè. Il meccanismo
- racconta il caparozzolante - è questo. «Noi abusivi andiamo a pescare
davanti al Petrolchimico, come sempre. Poi, quando la barca è piena,
andiamo a scaricare le vongole del Petrolchimico dentro la concessione
lagunare. Le vendiamo ad 1 euro al chilo, 25 euro per una cesta da 25
chili. Chi ce le compra le lascia lì un po’ e poi le porta al centro di
depurazione, a Chioggia o al Cavallino. Tanto i controlli vengono fatti
a campione ed è difficile che li beccano. E così le vongole da
avvelenate si trasformano in vongole veraci, genuine, pronte al
consumo.» Facile, no?

      E rapido perchè una vongola ci mette
almeno 18 mesi a diventare di medie dimensioni e due anni per diventare
bella grossa. Ma quelle del Petrolchimico sono direttamente pezzature
giganti, senza dover aspettare. Ma che cosa è cambiato rispetto ad un
paio di anni fa? Anche allora si utilizzava lo stesso metodo, pesca e
poi pluff, le vongole che finiscono dentro l’allevamento. Non lo
facevano tutti, però...

      La differenza è che, prima di questa levata di ingegno della Provincia, i caparozzolanti che partivano da Chioggia o da Pellestrina
per andare a fare razzia di vongole davanti al Petrolchimico di Porto
Marghera dovevano mettere in conto le "improvvisate" della Finanza. E’
vero che davanti alla sede di San Giorgio ci sono da sempre le
"vedette" che, per modici 100 euro al giorno, stanno di guardia e
avvisano, via telefono, se parte anche solo un canotto dalla Guardia di
Finanza, ma il rischio era elevato comunque. Per quanto potenti fossero
le barche, comunque il tragitto Petrolchimico-Chioggia è lungo,
lunghissimo. E poi la Finanza aveva "sgamato" questa storia delle
vedette e i caparozzolanti, per evitare di farsi prendere, erano
costretti addirittura, ogni volta che arrivavano le Fiamme gialle, a
disfarsi del telefonino buttandolo in acqua. Altrimenti gli agenti
ricostruivano tutte le telefonate ed era un guaio. Ma adesso è tutto
più facile. Dalle concessioni all’area del cosiddetto "ponte di
Brooklyn" del Petrolchimico, sono esattamente 640 metri - assicura il
caparozzolante. Una sgasata e sei dentro la concessione e lì nessuno
può farti più niente. Sei in regola.

      E così ogni giorno e ogni
notte le barche escono, vanno a pescare davanti al Petrolchimico e
riempiono le concessioni di vongole avvelenate. Che finiscono nei
nostri piatti.



domenica 4 ottobre 2009

Crisi De Poli, banche vicine al salvataggio

Primi segnali per superare le difficoltà

Le banche hanno dato un primo ok, anche se di massima e ancora
informale, al secondo concordato preventivo per evitare il fallimento
ai cantieri navali De Poli di
Pellestrina.
Pare vicina ad una svolta, anche se ci vorrà ancora del tempo per avere
un quadro definitivo, la vicenda della storica azienda di
Pellestrina,
per decenni fiore all’occhiello e simbolo della produttività
nell’isola. Un espressione di voto ufficiale da parte dei colossi
bancari, è bene chiarirlo subito, ancora non c’è. Ed è probabile che il
verdetto definitivo arriverà solo a ridosso del limite dei 20 giorni di
tempo lasciati ai creditori per esprimersi. Il conto alla rovescia è
scattato la scorsa settimana, dopo l’adunanza dei creditori ch ha fatto
scattare le procedure. Fino all’altro ieri, infatti, sul tavolo del
commissario giudiziale Emilio Borrella, non era arrivato alcun nuovo
voto, dopo quelli già raccolti nella prima udienza in tribunale in cui
sono state illustrate le linee guida del nuovo concordato. Si sa, che,
un ruolo decisivo sulla vicenda, l’avranno proprio gli istituti di
credito, in particolare Monte dei Paschi di Siena, anche con la
controllata Antonveneta, e Unicredit E proprio dai creditori più
esposti sono giunti segnali distensivi, incoraggianti. Arrivato il
primo placet ora si sta lavorando sugli approfondimenti. Nella proposta
di concordato, presentata dagli avvocati Mauro Pizzigati, docente di
diritto fallimentare proprio all’università Ca’ Foscari e Giampaolo
Cortellazzo Wiel tutti gli “asset” aziendali sono stati piazzati e con
le opportune garanzie. E sono state proprio le maggiori garanzie sulla
vendita delle navi di acquirenti interessati far propendere verso il
“sì”. La vendita delle tre navi è data per certa, con precise
fideiussioni bancarie a garanzia, e questo ha sbloccato la vicenda. Se,
da una parte, la situazione debitoria accertata è aumentata da 113 a
136 milioni, e quindi il concordato è partito in salita, dall’altra le
banche, che erano già state preventivamente contattate prima di
depositare il secondo concordato, hanno confermato una buona
disponibilità, grazie agli acquirenti interessati alle navi sul
mercato. Ad incaricare lo studio legale Pizzigati – Cortellazzo di
formulare questa nuova strategia sono stati gli stessi titolari del
cantiere Davino De Poli e la figlia Chiara. Arrivare all’accettazione
del concordato significherebbe, infatti, evitare il trauma del
fallimento, riprendere (sotto altra gestione) l’attività produttiva e
quindi continuare a lavorare negli appalti intrapresi.

      Lorenzo Mayer

sabato 3 ottobre 2009

I disoccupati ci sono anche a Pellestrina


Plaudo alla sensibilità dimostrata dai consiglieri comunali Sebastiano
Bonzio di Rifondazione Comunista e Valerio Lastrucci di Italia dei
Valori-Lista Di Pietro, i quali hanno chiesto di tener conto dei
lavoratori delle fabbriche di Porto Marghera, in cassa integrazione se
non disoccupati, nell’eventuale assegnazione di nuove licenze di taxi
acquei.

      Esiste però un'altra realtà, l’Isola di Pellestrina,
non solo geograficamente lontana dal centro storico di Venezia ma direi
spesso messa in secondo piano da questa amministrazione che sta
volgendo al termine il proprio mandato, che si ritrova con seri
problemi di disoccupazione e di spopolamento.

      Spero quindi ci
si voglia ricordare degli operai dei Cantieri navali De Poli, dei
pescatori ormai disoccupati, e dei commercianti dell’isola costretti a
chiudere perché non c’è più nessun indotto, tenuto conto che i
tradizionali sbocchi occupazionali quali Actv, Veritas e gli Ospedali
ormai non assumono più. Spero tanto che qualcuno intervenga.

      Alessandro Scarpa
      consigliere Municipalità del Lido e Pellestrina

sabato 26 settembre 2009

De Poli, il nuovo concordato parte in salita

Nel corso dell’assemblea dei creditori (che comprende anche il Comune)
è stato registrato un aumento delle passività. Si attendono le risposte
delle banche


Il cantiere De Poli è ormai al bivio. Ieri, nel corso di un’affollata
assemblea dei creditori, il commissario Emilio Borrella ha illustrato
il secondo concordato preventivo (ci sono venti giorni per esprimersi).

     
Com’è noto il primo concordato non aveva ricevuto il sostanziale via
libera e così si è passati a questa seconda e decisiva fase. In
particolare si punta alla vendita per 18 milioni di euro delle tre navi
che, stando a quanto hanno confermato i responsabili del cantiere,
hanno già ricevuto solide dimostrazioni di interesse. Quella dei 18
milioni è una cifra ritenuta prudenziale, nel senso che è ricavata da
una media di altre due quotazioni. Ma quello che più conta è che si
sono fatti avanti i compratori in grado di ridare ossigeno all’attività
di Pellestrina. Ieri mattina, davanti al giudice Rita Rigoni, si sono
espressi nove creditori (sei a favore, tre contrari). In questo gruppo
figura anche un’azienda di Ravenna che, come altre piccole realtà, si è
trovata in serie difficoltà proprio in seguito al mancato pagamento dei
lavori fatti a Pellestrina. «Ora aspettiamo le dichiarazioni di voto
delle banche - ha commentato l’avvocato Paolo Cortellazzo, che tutela
De Poli, all’uscita dell’assemblea - sicuramente questo concordato
preventivo è complesso, ma noi siamo qui perchè siamo convinti
dell’intera operazione. Ci sono compratori pronti a prendere le tre
navi e questo ci fa ben sperare». Il collegio difensivo dei De Poli ha
poi spiegato che questo è un concordato con offerte, ma con precise
penali. Le offerte in questione, poi, riguardano tre navi delle quali
due già in acqua. La nascita di questo secondo concordato è dovuta
all’eliminazione di alcune clausole che avevano fatto recedere gli
istituti di credito più esposti ed ora il nuovo percorso dovrebbe
trovare meno ostacoli. Le incognite e le sorprese, comunque, non
mancano. Basti pensare che nell’assemblea di ieri è emerso che tra i
creditori figura anche l’amministrazione comunale per un credito
collegato all’utilizzo di una sua area da parte del cantiere.

      Il commissario giudiziale, dottor Emilio Borella rimane un po’ abbottonato. Sa che la scalata è appena all’inizio.
     
«Saranno le banche, esposte con circa 100 milioni di euro, a decidere
se la seconda proposta di concordato preventivo andrà a buon fine
oppure no. In questa seconda ipotesi di concordato, i debiti, messi in
preventivo, sono aumentati con possibilità di arrivare fino a 136
milioni di euro di deficit. In questo secondo concordato – spiega il
dottor Borella – le cose sono un po’ cambiate rispetto alla prima
proposta. I debiti sono aumentati, rispetto alla prima previsione di
113 milioni di euro. Vi sono due ipotesi: nella prima è considerata
anche l’eventualità che non vengano percepiti vari contributi relativi
alla costruzione di alcune navi. E quindi i debiti salirebbero a 136
milioni nel primo caso, 117 milioni nel secondo. Perché il concordato
abbia possibilità fondate di essere approvato – riprende il commissario
giudiziale - bisogna arrivare a una quota di voti favorevoli di
creditori esposti per almeno circa 50 milioni di euro. Attualmente
hanno votato a favore per una quota di 3,2 milioni circa, di cui ieri,
nell’adunanza dei creditori, per 910 mila euro. I creditori che hanno
votato a favore – chiude il dottor Borella – erano in prevalenza
artigiani e piccoli fornitori. Ma è ovvio che la parte decisiva la
giocheranno gli istituti di credito, soprattutto Monte dei Paschi di
Siena, anche con la controllata Antonveneta, e Unicredit. Deve essere
chiaro che senza il “placet” delle banche non si va da nessuna parte.
Devo dire che sento una maggiore fiducia da parte dell’azienda De Poli.
Ma saranno fondamentali i prossimi 20 giorni».

domenica 20 settembre 2009

I genitori degli studenti della Zendrini «Troppi cantieri anche vicino a scuola»

Da tempo parcheggiare in tutta la zona è diventato molto difficile

Pellestrina allagata: monta la protesta dei genitori. Erano in tanti
l’altra mattina, dinnanzi agli uffici comunali dell’isola, in attesa di
poter parlare con il presidente della Municipalità Giovanni Gusso,
trattenuto però, per altre problematiche al Lido. La giornata del
nubifragio ha fatto esplodere la difficile situazione venutasi già a
creare l’anno scorso, mitigata in questi mesi dalle vacanze estive.

     
«E’ da tempo infinito che davanti alla scuola materna ed elementare
dell’isola, la Zendrini, vi è un cantiere di Insula - dicono - che
ostacola la viabilità e crea problemi di sicurezza anche per i bambini».

     
Sostanzialmente, il cantiere impedisce il parcheggio e la sosta, o
quanto meno lo rende assai difficile, perché riduce la strada
carrabile, nelle vicinanze della scuola, per i genitori che
accompagnano i loro figli.

      «Nella giornata del nubifragio, la
complessità della situazione è emersa in tutta la sua drammaticità -
dicono i genitori -
Pellestrina è l’isola
dei cantieri aperti e mai completati. Nel lato laguna dinnanzi alla
scuola non si può parcheggiare perché c’è il cantiere, una settimana
prima delle lezioni, è stato aperto un nuovo cantiere per la
realizzazione del marciapiede dinnanzi alla scuola lato mare. Quindi
noi non possiamo fermarci in nessun posto. Dove li lasciamo i bambini,
soprattutto in giornate di particolare maltempo? Dove non ci sono
cantieri, ci sono però mezzi pesanti che girano. Non vi è una pista
ciclabile, quindi nessuna sicurezza per i nostri figli. Con la forte
pioggia dell’altro giorno, si sono avuti problemi anche a scuola. Dal
tetto, appena rifatto, cadeva acqua, addirittura in una classe si è
staccato dal soffitto il pannello isolante che lo ricopre, acqua
entrava dai vetri. Se il cantiere lato laguna alla scuola non chiuderà
in tempi brevi, lasceremo i nostri figli a casa».

      Annalisa Busetto

Maltempo, un encomio al gruppo di volontari della Protezione civile


(L.M.) La sua casa era allagata da quaranta centimetri d’acqua piovana,
lui fuori in strada ad aiutare la gente. Nonostante questo è andato a
Mestre a prendere una pompa perché l’attrezzatura presente a
Pellestrina non bastava ad affrontare l’emergenza.
      Questo il comportamento del responsabile del gruppo di Protezione civile di Pellestrina, Silvano Baseggio, gruppo con sede all’ex scuola “Goldoni”. A lui, e a tutti i dieci volontari della Protezione civile di Pellestrina,
impegnati a fronteggiare il maltempo di mercoledì, il presidente della
municipalità isolana Giovanni Gusso, ha voluto rivolgere un pubblico
encomio per l’opera svolta.

      «Desidero ringraziare – ha detto Gusso – il gruppo di volontari della Protezione civile di Pellestrina
per il loro contributo e disponibilità, oltre ad esprimere la mia
solidarietà a coloro che hanno avuto danni per le case allagate. Il
maltempo eccezionale di mercoledì ha messo in risalto un grande senso
di comunità al Lido e
Pellestrina. Al
Lido, ad esempio, oltre al nucleo di Vesta Veritas, sono usciti, su mia
sollecitazione, anche i mezzi delle ditte Regazzo e De Martino, che
hanno operato gratuitamente, oltre al nucleo di Protezione civile
dell’associazione “Restauro e Conservazione”, per dare una mano dove
c’era bisogno».